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MAL D’ALASKA
Esiste anche il mal d’Alaska? Non lo so!
Sta di fatto che il profondo rispetto che io porto per questo territorio cosi selvaggio, spaventoso, pericoloso, ma affascinante, mi porta a ribussare alla sua porta con grande umiltà.
L’anno scorso mi sono ritirato in sofferenza, ma ho capito che la dura esperienza non è stata una sconfitta e, spero che questa volta mi venga data la possibilità di passare indenne, per poter attraversare questo grande deserto bianco.
Mi sto avvicinando molto più rispettoso, lascerò questa natura nella sua quiete, non la disturberò perché ho capito che solamente Alaska ti può lasciar passare, e che quando vuole può fermarti.
Partirò dall’Italia il 19.febbraio e sarò ad Anchorage qualche giorno prima della partenza che è fissata per il giorno 24 febbraio da Knik alle ore 12:00, per aver modo di acclimatarmi alle temperature rigide che possono anche scendere a oltre –40°, ma non avrò nulla da temere userò capi sintetici caldi e traspiranti che allontanano il sudore dal corpo e lo portano all’esterno, per l’abbigliamento intimo tutta la linea della GM, mentre per quanto riguarda l’abbigliamento più pesante esterno la Montura mi ha fornito del materiale invernale di alpinismo di alta montagna.
Terrò dei collegamenti via internet e si potrà così seguire il reportage della gara in diretta sul mio sito www.mauriziodoro.it e pure scrivermi degli e-mail.
In questa difficilissima e pericolosissima impresa mi seguiranno anche 2 cameramen professionisti e un giornalista della RAI 1 che filmeranno l’evento per il programma “FRONTIERE”.
Vi aspetto.
Mauri
Maggiori informazioni le trovate sul sito personale di Maurizio Doro
16/02/2002
Anchorage sabato 16/02/2002
Un grande saluto a tutti voi.
Vi scrivo dal B&B di Margriet, la casa a pianoterra che già ci ha accolto gli anni scorsi, ormai è familiare, conosciamo ogni angolo.
Sono atterrato ad Anchorage questa mattina alle 01:30 dopo 25 ore di volo. Eris, a causa della grande confusione per via di scioperi all’aeroporto di Parigi, è stato costretto volare in Corea del sud a Seul impiegandoci 36 ore di volo e ci siamo ritrovati solo questa mattina stravolti. All’aeroporto di Bologna ho dovuto separare il materiale perché non mi facevano partire il grande pacco che pesava 54 kg. Allora ho fatto un pacco con il cibo dopo aver recuperato uno scatolone in un bar e tutti mi hanno dato grande disponibilità ed aiuto. Come si poteva immaginare a Los Angeles il pacco non c’era, spero solo di trovarlo qui ad Anchorage nei prossimi giorni. Il volo è stato bellissimo ed il tempo era meraviglioso.Dal finestrino dell’aereo si vedeva la Groenlandia e poi l’isola di Baffin con il mare ghiacciato, uno spettacolo unico. All’ aeroporto di Anchorage mi sono commosso nel rivedere, nella hall, il grande orso imbalsamato è ancora lì irto su due zampe la bocca spalancata e gli artigli bene in vista, sembra salutarci e ci fa capire che qui non si scherza.
Una bellissima sorpresa, ad aspettarci con entusiasmo oltre a Margriet e Bill, anche i 2 professionisti americani Mike Kuriak e Pat Irvin.
Grandi abbracci e pacche sulle spalle, riconoscono la nostra determinazione e grande forza di volontà, come noi riconosciamo la loro superiorità atletica. E’ bello essere qui , si è sereni tra amici che ti aspettavano con entusiasmo.
Il tempo di bere una birra e crolliamo in un sonno profondo.
19/02/2002
Anchorage 19/02/2002--(ANC) Lat 61.12 N Long 149.55 W--Popolazione: 254849
Ieri, fortunatamente, il pacco con tutte le cibarie è arrivato all’ aeroporto di Anchorage. Già mi vedevo in difficoltà e in queste due notti non sono riuscito a dormire bene. Il problema più grande poi è stato sdoganarlo. Grazie agli organizzatori della gara, che si sono prodigati molto per aiutarmi inventandosi le storie più fantasiose, è stato detto agli addetti dell’aeroporto che era il cibo per una spedizione di un famosissimo biker estremo italiano. Io che ero lì vicino ho dovuto girarmi per non farmi vedere che stavo ridendo di tutto quello che stavano inventandosi. Lo scatolone è arrivato aperto perché è stato controllato dalla sicurezza. Penso che il controllo sia stato effettuato a Parigi dove, per chi è diretto negli U.S.A., si è sottoposti a severissime procedure come togliersi le scarpe e i sottopiedi ed infilarli dentro la macchina per il controllo a raggi x. Stesso controllo l’ho fatto anche a Los Angeles.
Finalmente ho potuto iniziare preparare, con dell’altro cibo comperato qui, il materiale da spedire nei vari checkpoints ( 12 ) dislocati sulla Iditarod , poi invierò i pacchi con la posta locale. Il problema che si presenterà lungo la strada è che le poste sono chiuse la notte, il sabato e la domenica. Vi potete immaginare, Eris ed io affamati ed infreddoliti, alla ricerca dell’ impiegato postale, magari andandolo a cercare a casa sua di notte, oppure che cerchiamo di entrare di nascosto nell’ufficio postale? La situazione sarebbe comica, se non fosse che quel materiale è la nostra garanzia di sopravvivenza e di poter arrivare al successivo checkpoint.
Ciao a tutti Mauri
22/02/2002
Anchorage 22/02/2002 (ANC) Lat 61.12 N Long 149.55 W -- Popolazione: 254849
Ciao e buon giorno, qui sono le 8.30 del mattino.
Che dormita ragazzi, più di 10 ore. Ci voleva tutta, dopo lo stress degli ultimi preparativi. Il materiale per la “gara” è arrivato a destinazione, anche quello spedito nei piccoli villaggi dove non esiste ufficio postale. Per questa spedizione ho usato dei piccoli aerei che servono a rifornire gli abitanti (due o tre persone) dei luoghi più sperduti. Roberto Ghidoni è da poco rientrato dalla sua corsa di due ore e ci aspetta in sala per la colazione.
Quando lo vediamo ci viene incontro, ed i suoi due metri di altezza carica di energia ci danno sicurezza e gioia nel rivedere un amico. Solo due mesi prima divideva con me nella sua casa di montagna e con la sua famiglia una cena a base di polenta, funghi e formaggio da lui prodotto.
E’ molto conosciuto nell’ambiente per le sue doti di podista.
E’ in grande forma e si vede, i suoi muscoli sono forti e potenti, è qui per tentare il percorso di 1800 km fino a Nome a piedi trainando una piccola slitta.
Ha avuto più peripezie di noi; pensate che in uno dei tanti controlli doganali ha dovuto assaggiare un po’ tutto quello che portava con sé (carboidrati, aminoacidi, liofilizzati vari) per dimostrare che non era un terrorista chimico.
Ci sono anche Alex Bellini e Dario Valsesia che si cimenteranno nella 600 km fino a McGrath.
Il primo a piedi e il secondo in MTB, mi auguro che possano fare una bellissima gara (in bocca al lupo). Con me ci sono anche Nuccia e Giorgia arrivate ieri mattina. Giorgia è una fotografa professionista che seguirà la gara per la prima parte fino a McGrath.
Un sogno che inseguivano da sempre. Io spero rimangano nei loro cuori indelebili tutte le sensazioni ed emozioni che solamente questo aspro ambiente può regalare.
Il tempo é bellissimo e le temperature sul percorso della “gara“ sono ottimali, si aggirano attorno ai meno 30° C. Però le previsioni per la prossima settimana danno un aumento delle temperature e, se saranno rispettate, credo che fino a Mc Grath dovremmo spingere la MTB. Ma Eris ed io siamo pronti e determinati. Nome ci aspetta, e poi dicono che là la birra sia buonissima.
Ciao a tutti. Mauri
24/02/2002
Anchorage 24/02/2002 -- (ANC) Lat 61.12 N Long 149.55 W --Popolazione: 254849
Buon giorno (qui sono le h 11:00 )
Ecco, è arrivato il momento dello start. Eris ed io non ne potevamo più di restare fermi ancora qualche giorno qui ad Anchorage. Tutto è pronto tutto è calcolato. Nome, con le sue case di legno, ci sembra già di intravederla in lontananza, ma siamo tutti e due consapevoli che quello che ci aspetta, sulla pista che porta a nord, non è così facile. Oggi ci sono solo meno 13° C, e le previsioni meteo continuano variare, quindi non riusciamo prevedere in quanto tempo saremmo alla nostra meta. Se si potrà pedalare oppure dover spingere la MTB come abbiamo fatto lo scorso anno. L’ Alaska è una terra meravigliosa e nella stagione invernale ha un suo fascino speciale. Chi non ha mai visto le aurore boreali non può immaginare quanta bellezza ed emozioni si perde, ma come ho già scritto la natura ha le sue regole che bisogna rispettare e l’uomo non può fare nulla quando decide di fermarti e di non lasciarti passare.
Tra poco inizierà il trasferimento con un minibus a Knik Lake dove, nel primo pomeriggio, verrà dato lo start della “gara”, poi ci dirigeremo verso il primo check-point che è Yetna Station percorrendo 84 km. Spero, anche quest’ anno, di poter inviare molti reportage di quello che succederà lungo la strada. Se non fosse possibile cercherò di fare un riassunto quando raggiungeremo dei villaggi con collegamento internet, da dove invierò le mie e-mail.
Vorrei ringraziare tutti per le e-mail di incoraggiamento che sono arrivate in questi giorni, sia a me che ad Eris. Continuate a scriverci abbiamo bisogno, per i prossimi giorni, del vostro calore.
Ciao e alla prossima. Mauri ed Eris
08/03/2002
Ciao a tutti
Eris ed io siamo a Ruby. Purtroppo solo ora posso aggiornarvi su quello che
è successo dopo la partenza da Mc Grath, e spero nel riassumere di non
tralasciare particolari interessanti.
Siamo partiti da Mc Grrath il 4 marzo con una giornata bellissima. Il fondo della pista era giusto e si pedalava velocemente. Al ricordo dello scorso anno, di tutta la fatica fatta a spingere la MTB, ora al confronto pare proprio di volare. Arriviamo a Takotna alle 16:30 dopo aver pedalato per 37 km. La gente de villaggio si ricordava di noi, ed anche la donna del piccolo ristorante che ci ha offerto del cibo caldo. Poi siamo andati a trovare il capo villaggio. Sono stati quindici minuti di un bellissimo incontro e di piacevole conversazione. Abbiamo incontrato anche la donna con il suo bambino che io avevo filmato lo scorso anno. Tutto è stato stupendo.
Ripartiamo fiduciosi (h 18:00) e arriviamo a Ophir alle ore 00:30 del 5
marzo. Siamo infreddoliti, ed i miei piedi quasi congelati. Abbiamo
viaggiato a temperature tra i meno 25°C e i meno 35°C per tutti i 61 km.
Arriviamo nelle vicinanze dell’unica baracca che c’è nella zona ed entriamo
facendo un gran casino con la lampada frantale accesa, i visi avvolti dal
ghiaccio e tremanti. All’interno cinque persone (sono dei cacciatori), che
dormono per terra su dei materassi ci allontanano inferociti per averli
svegliati. Delusi usciamo sperando di trovare un posto coperto per
ripararci, tanto che neanche ammiriamo la meraviglioso aurora boreale che è
sopra di noi. Dopo 5 minuti uno dei cacciatori esce e ci fa segno di
rientrare nella baracca. E’ caldissimo. Siamo distrutti dalla fatica e dal
freddo, appena il tempo di infilarci nei sacchi a pelo che dormiamo subito.
Ci voleva proprio. Una buona dormita ed una colazione calda. Ripartiamo alle
h 08:30 (5 marzo) con una giornata bellissima, un sole accecante, ma con una
temperatura di meno 30°C. Tutto sembra vada per il meglio, ma all’
improvviso mi si rompe la catena. Sembra un guasto banale, ma dovendola
riparare a queste temperature non è così semplice, perché rimanere con le
mani senza i guanti per oltre 2-3 minuti si rischia il congelamento, con
tutte le conseguenze. Ci riesco, ma le mani con questo freddo sembrano
friggere. Dopo pochi chilometri la catena si spezza nuovamente, e poi
ancora. Per tutta la giornata si è rotta ben cinque volte ed almeno venti
volte mi sono fermato a ricontrollarla, e se la lamella si era allentata
la riparavo. Devo ringraziare molto Eris che non ha mai perso la pazienza e
mi ha sempre confortato, anche se devo dire che non ho mai perso l’
entusiasmo e la convinzione di proseguire.
Per tre giorni è stato un continuo susseguirsi di guasti e riparazioni della
catena. Tre giorni isolati dal resto del mondo, senza incontrare nessuno,
con una temperatura sempre meno 30°C, tanto che ora ho male a un dito di un
piede e le mani mi sembra che abbiano perso molta sensibilità.
Ora che siamo arrivati a Ruby, dopo tutto quello che ci è successo in questo
tratto di Iditarod, ci sembra tutto più facile. Oltre a tutte le rotture
della
catena, avevamo lasciato il nostri pacchi rifornimenti (viveri e indumenti
asciutti) nel chekpoint di Cripple, 194 km da Mc Grath. Per noi è stato un
chekpoint fantasma, perché ci siamo arrivati di notte e al buio stanchi con
solo i piccoli fasci di luce dei frontali, non abbiamo visto il nostro pacco
sul percorso ed abbiamo proseguito pensando fosse più avanti. Purtoppo non
era così e quando ce ne siamo accorti avevamo percorso troppa strada per
tornare indietro, anche perché a temperatura si avvicinava a meno 40°C. Ci
siamo sdraiati nei nostri sacchi a pelo.Erano le 4 di notte. Alle
9:30 ci siamo svegliati infreddoliti e senza cibo sufficiente per
arrivare a Ruby. Quel giorno abbiamo fatto pochissimi chilometri cercando
di consumare il meno possibile. Ci siamo fermati alle 11:00 con l’intenzione
di
fare un buon chilometraggio il giorno dopo. Così è stato. Dividendoci il
poco cibo rimasto e senza perderci d’animo siamo arrivati a Ruby alle 2:30
(8 marzo ), dopo 170 km dal chekpoint di Cripple, esausti ma felici.
Qui ci hanno accolto al chekpoint della Iditarod in maniera splendida,
dandoci da mangiare e riscaldandoci. Una signora del villaggio ci ha offerto
la propria casa per dormire. Offerta che noi non abbiamo rifiutato. Alle
nove di mattina siamo andati a ritirare il pacco con i nostri rifornimenti
che avevamo spedito al post office del villaggio, infilando il tutto nei
sacchi sulla bici. Prima di ripartire, passo dalla scuola locale da dove
scrivo e poi invio questo reportage. Ho le mani che sono tutte formicolanti
e un dito del piede mi duole per un piccolo congelamento. In questi giorni
le aurore boreali sono splendide e mi sono commosso nel guardarle da quanto
grandi e delicate si muovevano nel cielo con i loro colori pastello.
Durante questo tratto (che è il più lungo di tutta la “gara”, 170 km), in un
momento che la temperatura si è un po’alzata, sono riuscito riparare bene la
catena accorciandola, ma non posso più usare bene tutti i rapporti del
cambio.
Mi scuso con le persone a cui non sono riuscito a rispondere (lo farò appena
rientrato in Italia), ma il vostro incoraggiamento e calore virtuale è stato
molto importante per me d Eris in questi giorni.
Un grazie sincero a tutti e alla prossima. Mauri ed Eris
09/03/2002
Ciao
Sono le ore 10:30 e vi scrivo da Galena. Siamo arrivati questa notte alle
2:00, era freddissimo, il termometro segnava una temperatura di meno 25°C,
ed abbiamo dormito in un checkpoint della grande corsa di cani la “IDITAROD
SLED DOG RACE” dove tutti ci hanno accolto molto calorosamente e con grande
entusiasmo.
Siamo partiti da Ruby alle 11:00 e la giornata era stupenda, nemmeno una
nuvola; è così da diversi giorni. Il tratto di Iditarod (87 km) è stato
veloce e lo abbiamo percorso in meno di 14 ore. In certi momenti il vento
soffia alle spalle e ti aiuta a pedalare, però costruisce delle
piccole dune che a fatica si superano spingendo la MTB. Ho rotto la catena
due volte, ma ormai la riparo con una facilità da esperto meccanico. Siamo
sul
fiume Yukon. E’ immenso, ed io penso allo scorso anno quando ci ho messo
piede per la prima volta in condizioni drammatiche. Ho pianto per quel
ricordo. Ho passato diverse ore davanti ad Eris, pochi chilometri,
ricordando
quei momenti. Ora sono molto stanco, ma il sentimento grandissimo che ho di
proseguire, di esplorare, di viaggiare in questo affascinante e avventuroso
territorio è inspiegabile, e non so se mai saprò spiegarlo. Forse è “pazzia”
, forse è amore, forse è vivere o forse è capire chi soffre. Non lo so, ma
penso molto a chi soffre ed è costretto ad una vita di grandissimo disagio e
pene, mentre la mia sofferenza in questa situazione è minima.
Il fiume mi accoglie nella sua vastità e mi regala un tramonto
interminabile, rossissimo. Piango, ma sono fortissimo, non sono triste. E
poi la notte ti regala ancora forti disegni indimenticabili che danzano nel
cielo. Sinuose e leggere, le aurore verdi, gialle, rosa, viola , sempre un
regalo nuovo. Grazie, sono vivo.
L’altro giorno, in un momento che ero da solo, ho incontrato poco fuori
dalla pista una specie di grossa volpe che se ne stava al riparo, dal vento
e dal
gelo, nella propria tana. Mi sono fermato a circa 10 metri e ci siamo
guardati
entrambi timorosi e timidi. Io non volevo disturbarla, ma lei si è
allontanata
di qualche metro e si è riaccucciata; io faccio altrettanto, poi ancora una
volta
la stessa scena, io mi allontano e mi giro piano piano, e lei lì che mi
osserva. Ci salutiamo.
Ora sto aspettando che la posta apra alle 11 per ritirare il pacco con il
cibo ed una nuova catena della MTB che mi sono fatto mandare da Anchorage.
Spero di risolvere questo problema meccanico, anche perché ci ha fatto
perdere molto tempo e queste soste sono forzate.
10/03/2002
Ciao a tutti
Sono a Kaltag. Sono nel villaggio dove la scorso anno mi sono ritirato ed appena arrivato mi sono come svuotato di tutti i mie sentimenti, come se dovessi combattere e non far vedere il mio punto debole. Fino a qualche ora prima, mentre spingevo la MTB (e l’abbiamo spinta completamente da Nulato, per 67 km), i ricordi mi esplodevano nella mente come dei fuochi d’artificio, e il mio animo era in subbuglio, mi sentivo vulnerabile e avanzavo come un’automa contro qualche cosa che conoscevo già, ma che non volevo affrontare.
Da Galena ho scritto a casa di cacciatori i quali, gentilmente e con l’aiuto della loro figlia, mi hanno lasciato usare il loro PC. Poi sono andato alla posta, ma ho trovato solamente il pacco del cibo. Della catena per la MTB nessuna notizia. Sono molto preoccupato, perché la strada per Nome è ancora lunga e bisogna spingere molto sui pedali rischiando di romperla ancora.
Siamo partiti da Galena (9 marzo h 11:00) con un tempo bellissimo, il sole era splendente e la temperatura non è scesa mai sotto i meno 12°C. La pista sullo Yukon River è stupenda, pedaliamo a buon ritmo e il morale è alto. Il vento, che rende l’aria molto fredda e ci obbliga a coprirci molto, spinge forte alle nostre spalle, anche se bisogna mantenere un certo equilibrio quando spara le sue raffiche potentissime. Siamo arrivati a Nulato alle ore 21.30 del 9 marzo, 87 km in sole 10 ore e mezza. Il vento, possiamo dirlo, stavolta ci ha dato un po’ di aiuto.
Al check-point di Galena avevamo incontrato Ghidoni che stava ripartendo. Mi ha raccontato che pure lui e i due americani che sono in testa non avevano trovato il pacco a Cripple.
Da diversi giorni pensavo con dispiacere al problema capitatoci a Cripple. Non riuscivo a capire dove era il mio errore: un tormento. Io che credevo di aver raggiunto negli anni una condizione psico-fisica di sicurezza, responsabilità e di attenzione specialmente nel trovarmi in situazioni dove l’errore, grave, può compromettere anche la salute degli altri (Eris era rimasto senza cibo) non riuscivo a capire questo mio errore...Eppure sono stato molto attento nel cercare i punti di riferimento, anche quando il sonno stava sopraggiungendo. In quel momento tracciavo io il percorso e la mia attenzione era massima, eppure sono andato oltre. Mi disperavo e mi domandavo dove ho sbagliato, ed anche Eris scherzosamente mi diceva “ tu così attento e preciso, ti è sfuggito come hai fatto…”. Per me era troppo importante, anche se solamente io posso conoscere il mio grado di sicurezza per risolvere certe situazioni, anche quando sono solo, senza perdere di vista la sicurezza e non andare nel panico.
A Galena, dopo l’ incontro con Ghidoni, i miei tormenti si sono placati ed ho capito cosa era successo in quel paese fantasma. L’organizzazione non aveva ancora predisposto i vari pacchi, perché la gara dei cani era un po’ in ritardo e loro se la prendevano con comodo, non sapendo però che noi e gli altri concorrenti rischiavamo molto. In ogni caso l’errore l’ho commesso non ritornando sui miei passi quando mi sono accorto che il punto era passato.
Per noi tornare sulle nostre orme significava perdere diverse ore, ma speravo anche che passasse una motoslitta dell’organizzazione e potesse segnalare il problema. In Alaska non si può fare questo ragionamento, non si può pensare di aspettare la ”grazia” in un ambiente così estremo. L’imprevisto è una costante e bisogna sempre essere in allarme. Finche non sono stato a conoscenza del “ disguido” , la mia paura era di non essere ancora pronto. Poi un'altra situazione mi ha messo alla prova, sempre dalle parti di Galena. E’ notte e una luce ci viene incontro. Io sono davanti. E’ un musher con i suoi cani. Viene dalla direzione opposta alla nostra e ci fermiamo. Potete capire come mi sono sentito. Avevo sbagliato una già una volta, credevo, e lui mi chiede: Galena? In un attimo mi sembra di perdere tutte le forze, la sua luce potente mi abbaglia, è come un pugno nello stomaco non riesco a parlare. Galena? Ripete. Guardo il suo viso sfinito, le parole gli scappano via. Ripercorro, nella mente, le ultime ore e rivedo alcune tracce che potevano trarmi in inganno, ma io ho sempre trovato i mark, non ne ho perso uno. Vengo messo alla prova, ancora una volta potrei sbagliare. Uno di loro che mi chiede la strada. Perché proprio a me? Ripercorro ancora la pista, sono sulla via giusta. Stai andando dalla parte opposta, gli grido. Tu vai a nord, noi dobbiamo andare a sud ovest. Lo ripeto più volte, e lui è titubante. Io sono convinto, non mi fermo di più ed Eris accetta la mia decisione, ma non percorriamo neanche 50 metri che il musher gira i cani e la slitta e ci segue. Un ora dopo siamo a Galena. Avevo gli occhi lucidi.
Il percorso fino a Nulato è stato molto veloce e questi giorni sul fiume albe e tramonti scandiscono i giorni. L’orologio ci serve solo per capire da quante ore pedaliamo o spingiamo la MTB. I giorni volano e sto vivendo il mio importante sogno. Non so se ritenermi fortunato perché ho, o perché non ho e cerco, ma credo che in ognuno di noi ci sia un sogno e si dovrebbe coccolarlo con delicatezza e cercare di viverlo. Solamente i sogni ci possono rendere liberi e crearci vibrazioni intense. Credo che sia una delle cose più preziose che ogni uomo dovrebbe conservare e custodire gelosamente; e poi nessuno può rubarti o privarti di un sogno. E’ tuo e sei su un altro pianeta.
A Nulato raggiungiamo Ghidoni. Ci abbracciamo e scambiamo qualche battuta mentre mangiamo in una palestra della scuola locale. Io naturalmente, come il mio solito, divoro a più non posso tutto.
Alle 4:30 (10 marzo) si parte e fuori tira un ventaccio pazzesco. Abbiamo sempre spinto, per il vento che c’era. A volte sembrava di camminare sulle nuvole, perché la neve che veniva alzata a pelo di terreno. Volava alta appena 30 centimetri per poi fermarsi e formare delle piccole dune che sembravano di sabbia e si faceva fatica anche a superarle spingendo la MTB. Ghidoni, che era partito 3 ore prima di noi, è arrivato a Kaltag alle nostre spalle, si era perso nella notte. Ora andiamo a dormire, sono le 21:30 e ci alzeremo alle 1:30 per poi dirigerci verso il mare sulla Norton Sound Coast al check point di Unalakleet.
11/03/2002
Reportage del tratto Kaltag, Unalakleet e Shaktoolik
Sono le ore 4:30 del giorno 11 marzo. Ghidoni è pronto e impaziente di partire da Kaltag. Gli chiediamo di aspettarci, ma ci risponde che è già vestito e che lo raggiungeremo lungo il percorso. Ha già chiesto informazioni per non perdersi un'altra volta, e così lo vediamo sparire nel buio della notte fuori il villaggio. Poco dopo partiamo anche noi e seguendo i mark ci inoltriamo nel bosco. La notte è molto fredda , siamo a meno 20°C, andiamo molto veloci anche se il sentiero è molto stretto, ma molto pedalabile. Dopo circa 30 minuti non avendo ancora raggiunto Guidoni, incominciamo a cercare sulla neve le sue impronte con i faretti, ma non le troviamo. Ci sorge un dubbio: ha sbagliato ancora. E così è stato. Non lo abbiamo più visto. La pista è un continuo saliscendi, divertente, ma impegnativo.
Attraversiamo boschi di abeti e al sopraggiungere, alle nostre spalle, dell’ alba ci accorgiamo di essere attorniati da alte montagne e ci sembra di “ pedalare” in un nostro tipico paesaggio alpino. Il fondo della pista ci permette di andare molto veloci, ma questo tappa è molto lunga ( 145 km ) per cui decidiamo di fare una sosta dopo 70 km in una capanna che gli abitanti del luogo chiamano"Old Woman's Cabin". Vogliamo fare un pranzo completo e così prepariamo della pasta , carne e sciogliendo dell’alta neve ci facciamo un buon caffè con un cioccolatino come dolce. Questa “cabina” è disastrata, non ha serramenti e l’arredamento è molto spartano, ma ci accontentiamo. Ripartiamo e dopo neanche 1 chilometro cosa incontriamo? Un'altra"Old Woman's Cabin” . Perfetta , fatta con tronchi d’albero nuovi. Entriamo per la curiosità di vedere in che stato è ridotta. L’ ambiente è riscaldato , sedie e un tavolo, ci sono dei forellini ed un po’ di cibo a disposizione. Che rabbia. Usciamo e ci avviamo verso la nostra nuova meta con un paesaggio che muta in continuazione, pedalando su una larga pianura tra due dorsali montuose. La neve si fa più morbida, la MTB fatica ad avanzare, complicando il tutto. Ci sembra di non arrivare mai , ma avanziamo lentamente come le nuvole che si muovono nel cielo e con il tramonto ci regalano dei colori pastello delicatissimi che si riflettono sulla neve. Il trail ci fa seguire le anse di un fiume che formano degli otto. La meta è vicina, ma sembra di non arrivare mai. Finalmente intravediamo delle luci dell’aeroporto, e poi quelle della città che ci manda i suoi segnali. Una linea luminosa all’orizzonte che noi avviciniamo perpendicolarmente, ma sembra sempre lontana. Poi il freddo ci fa accelerare sempre con gli occhi fissi su quelle luci, e improvvisamente siamo inghiottiti dalla via principale di Unalakleet. Sono le 21:30. Alcune persone ci vengono incontro interessate al nostro “viaggio” ,e facendoci molte domande. Poi una famiglia che lavora all’ aeroporto ci ospita per la notte offrendoci anche la cena. La doccia. L’acqua calda. Il sapone. Mi gratto la schiena. Non vi dico tutto il rito di questa doccia. Che goduria, anzi di più.
La sveglia è per le 4, e noi ci alziamo lentamente. Siamo arrivati ieri sera alle 21:30 ed è già ora di partire. Sarebbe bello fermarsi un po’ di più al caldo, in questo villaggio sul mare tutto ghiacciato con un iceberg di fronte, ma la strada per arrivare Shaktoolik è molto difficoltosa perché non dobbiamo seguire la costa, cosa più intuitiva guardando una cartina, ma rientrare sulle colline di Nulato con il suo paesaggi spoglio e salite ripide per 40 km. Arriviamo all’ ultima cima, e dopo una piccola discesa su una curva si presenta un mare azzurro con il villaggio di Shaktoolik separato da una banchisa di mare ghiacciato. Facciamo una discesa pericolosissima e arriviamo su questa lingua ghiacciata. Percorsi una decina di chilometri ci accorgiamo che il villaggio è abbandonato, con le case tutte in rovina. Forse era il vecchio paese. Che delusione, anche perché ci tocca pedalare ancora e il post office chiude alle 17. Mancano solo 10 minuti e lì c’è il nostro cibo. Pedaliamo, e sudiamo, all’ impazzata per arrivare alle 17:15 col l’ufficio già chiuso. Riusciamo a contattare, per telefono, il responsabile del post office a cui spieghiamo il nostro problema , ma lui è inamovibile dalla sua decisione e non ci consegna il pacco. Solo 15 minuti, 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 minuti in un villaggio di 199 anime più 2 . Eris ed io. Pazienza, è successo altre volte.
Fortunatamente riusciamo ad entrare in simpatia della direttrice della scuola, che ci ospita per dormire qualche ora e ci lascia a disposizione la cucina e il PC per scrivere questo racconto di “viaggio”. Ers ed io pensiamo di partire alle 2:00, perché dobbiamo attraversare un lembo di mare ghiacciato coperto di neve, e a quell’ ora la temperatura più rigida rende il fondo scorrevole.
Grazie a tutti. Mauri ed Eris
15/03/2002
15 marzo 2002 alle ore 18:30 siamo arrivati a Nome dopo aver percorso 1728 km della mitica "Iditarod" in 19 giorni, 6 ore e 30 minuti.
Ciao Mauri
16/03/2002
Nome: 16 marzo 2002
Ieri, 15 marzo 2002 alle 18:30 ( locali ), è finita la nostra pazza corsa. Corsa che non poteva finire senza lasciarci un ulteriore segno della sua difficoltà e fino agli ultimi km ci ha mostrato la sua asperità e la potenza della natura che noi attraversavamo.
Siamo partiti alle 3 del mattino (15/03) da White Mountain, timorosi per la neve caduta nella notte. Appena entrati nel fiume invece lo strato era di pochi centimetri e su questo manto bianco si intravedevano le piccole orme dei cani appena partiti. Abbiamo seguito il fiume per un tratto e poi quando lo abbiamo lasciato la nostra pedalata è diventata sempre più faticosa. Con le nostre torce frontali illuminavamo solamente qualche metro davanti a noi senza renderci conto di quanto il terreno saliva, mentre la fatica cominciava a farsi sentire. Ad un certo punto è iniziata una discesa interminabile e a fatica abbiamo domato la bici con i freni, era come un cavallo imbizzarrito che scalciava da tutte le parti e a volte ci disarcionava facendoci volare nella neve fresca. Siamo saliti sulle prime colline e con il sopraggiungere dell’alba ci siamo accorti di essere in mezzo a monti desolati. In un continuo saliscendi la strada non finiva mai, la tappa era molto lunga (120 km), ma questo non ci spaventava perché era probabilmente l’ultimo giorno. Infine, una salita lunghissima di 5 km e noi come muli carichi abbiamo proseguito in modo costante spingendo la bici con i suoi 30 kg di carico. All’improvviso, la cima, e ci si presenta un paesaggio mozzafiato. Il mare. Il mare ghiacciato, immenso; sulla destra piccoli laghetti azzurri divisi da una sottile striscia di terra, il tutto a perdita d’occhio. Qualche fotografia, perché oltre che rimanerci nel cuore possa essere per chi sta a casa un momento di sogno.
Ci tratteniamo parecchio tempo ad ammirare questo quadro scambiandoci delle impressioni perché sappiamo che non lo vedremo mai più. Ci riempiamo di questo meraviglioso silenzio e poi giù in picchiata lungo il mare. Non c’è il sole, la giornata è grigia, ma siamo tranquilli, mancano 80 km.
Incominciamo ad attraversare un lago ghiacciato, tutto normale, l’abbiamo fatto tante volte. Intanto si è alzato un po’ di vento alle nostre spalle e pedaliamo in modo veloce, ma quando credi che le cose siano facili qui in Alaska può succedere l‘irreparabile. All’ improvviso il ghiaccio comincia a cedere sotto il nostro peso, affondiamo con i piedi nell’ acqua per 20 di cm. La paura ci assale anche perché in quel momento il vento soffia fortissimo e ci spinge sempre più verso l’interno. Scivoliamo e non riusciamo a retrocedere mentre il lastrone di ghiaccio si inclina sempre di più. Siamo trascinati con la bicicletta, che lascio cadere per terra, uso un pedale come ancora per portarmi sul ghiaccio più solido, Eris si aggancia con una corda alla bicicletta e l’adopera come un sostegno per retrocedere. Il battito cardiaco sale alle stelle ed ora la neve ci soffia in faccia, siamo a pochi metri dalla costa ma ci sentiamo ancora in pericolo. Raggiungiamo quella lingua di terra fra mare e lago, non abbiamo voglia di commentare tutto ciò, e nemmeno c’è il tempo, perché si è alzata una vera tempesta di vento che fortunatamente ci spinge alle spalle, ma che rende la guida della MTB molto difficoltosa. La neve vola alta su tutta la pista, ci sono grossi cumuli farinosi che ci obbligano a spingere parecchio. Sembrava fossimo arrivati alla meta invece solo ora in queste condizioni ci rendiamo conto di quanto sia lontana. Ore ed ore di lotta, è una vera battaglia di cadute, scivoloni, di spinte, di veloci tratti alternati ad avanzate lentissime ed arriviamo all’ultimo ckeckpoint di Safety ed in mezzo a questo turbinio di neve sembriamo fantasmi comparsi dal nulla. I responsabili del checkpoint ci aprono subito la porta con segni di ammirazione per il coraggio, con questo tempo nessuno è sul percorso, neanche le motoslitte.
Il locale, che all’esterno sembrava insignificante, si presenta al suo interno come un vecchio saloon del far west. Sulle pareti e sul soffitto sono state fissate centinaia e centinaia di banconote da un dollaro con la firma di chi è passato da queste parti. Il bancone di legno è a forma di ferro di cavallo, gli sgabelli intorno e una vecchia cassa a manovella per i soldi, non so di quale epoca, ci fa venire voglia di entrare nello spirito americano. Dimentichiamo il dolore dell’esterno e ordiniamo uno sbrodoloso hamburger pieno di ketchup e mostarda con una bella birra fresca. Il tutto finisce troppo presto, mancano ancora 34 km e il nostro vento è ancora là fuori ad aspettarci. Non si è dimenticato di noi, ci vuole bene. Incontriamo le stesse difficoltà che ci accompagnano fino alle porte di Nome. Eccolo il famosissimo traguardo sotto l’arco di legno della Iditarod, è lì in fondo al paese nella larga via principale con le case allineate di tantissimi colori, che sembra tratto da un vecchio film di pionieri, manca solo Jack London con il suo cane, ma gli altri elementi ci sono tutti.
Ci siamo anche noi in questo film, non sappiamo se siamo comparse o primi attori, ma certamente sappiamo che è la realtà. Non è un film, è una parte dura faticosa e indimenticabile della nostra vita, ci abbracciamo commossi, e qui finisce questa avventura.
Tanti chilometri, tantissime ore in bici, poche ore di riposo, tanto sonno, tanta stanchezza, tante sensazioni, tante vibrazioni, tanta paura, tanta gioia, tanta solitudine, tanta sofferenza, tantissima neve, tanto freddo, tanto vento, tantissima fame, tanto amore, un sogno unico: sono arrivato a Nome. In questi ultimi giorni mi avvicinavo sereno ed avevo sulle labbra sempre un leggero accenno di sorriso accompagnato da un piccolo nodo alla gola, e i vari disagi che vivevo sul percorso non mi sfioravano neanche da quanto ero inebriato per questa distesa di purezza bianca, intatta, sana, incontaminata, ingenua, che solamente noi uomini possiamo mantenere così.
Ho tantissime cose da raccontare, ma in questo momento sono come un bambino timido e non so come incominciare, ma forse le voglio tenere dentro di me.
Alaska, sei un grande Paese e mi hai offerto tanto. Spero un giorno di poterti riabbracciare cosi come ti ho conosciuto.
Grazie e buona fortuna.
Mauri
Eris e le sue considerazioni
Sono arrivato, è finita, non sono neanche particolarmente entusiasta, sono solo felice di porre fine a questa estenuante sofferenza. Ho sempre saputo dentro di me che sarei riuscito ad arrivare a Nome, anche se era il secondo tentativo perché ero consapevole di avere la forza fisica e caratteriale per riuscirci. Non dovevo misurarmi con me stesso, conosco gia le mie misure di altezza e di peso, ma sono tornato di nuovo perché sapevo che l’Alaska mi avrebbe dato quello che cercavo, fatica, sofferenza, e tante emozioni.
Mi sono rimasti nel cuore e negli occhi paesaggi stupendi, silenzi e situazioni immaginabili con un popolo che ci accoglieva sempre in modo cordiale come viandanti dei secoli passati a cui offrire un ricovero e un pasto caldo.
Viandante, una parola sconosciuta nel nostro tempo moderno, era tutto ciò che cercavo e volevo.
Non so se ho conquistato l’Alaska attraversandola o l’Alaska ha conquistato me, ma certamente è rimasto un segno di rispetto per entrambi, per questo dico grazie Alaska.
Eris
30/03/2002
Con questo ultimo comunicato dopo il mio ritorno a casa voglio ringraziare per l’interesse che c’è stato da parte vostra nel seguire questa “gara avventura” svoltasi nel Sud Ovest dell’Alaska con la traversata in mountain bike da Anchorage a Nome di 1800 km sulla mitica IDITAROD (la famosa gara con i cani slitta è considerata la terza gara più dura e pericolosa al mondo) partita il 24 febbraio 2002 è stata portata a termine in 19 giorni 6 ore e 30 minuti, affrontando neve, bufere, venti di oltre 100 km/h, freddo fino a meno 40° C in completa autosufficienza.
Primo italiano tra le 10 persone al mondo che sono riuscite in questa impresa in bici.
Se interessati sono sempre disposto per ulteriori informazioni su questa “gara avventura”, ho pure del materiale fotografico.
Anche disposto a far conoscere altre avventure fatte ed eventuali collaborazioni per i miei nuovi progetti futuri.
Durante l’impresa è stato realizzato un filmato da RAI 1 che verrà trasmesso nei prossimi mesi nel programma “FRONTIERE” della durata di 40 min.
Durante la “gara-avventura” ho tenuto molti collegamenti via internet ed il mio sito www.mauriziodoro.it era tempestivamente aggiornato con i reportage e foto che io inviavo ogni 2-3 giorni.
Durante questo evento il sito è stato visitato circa 2500 volte.
E’ possibile consultare il mio sito www.mauriziodoro.it
Fiducioso per prossime collaborazioni
GRAZIE
MAURI
· Guyana 1990: in piroga, risalita per 15 giorni nella giungla amazzonica del fiume Mana, solo con 4 guide indios, nutrendosi di animali cacciati: tucani, iguana, pesci tra i quali piranha, dormendo su amache ai bordi del fiume.
· Terra del Fuoco inverno 1991-92: Argentina, Patagonia, Cile: in gruppo con jeep, in condizioni di autosufficienza, trekking alle Torri del Pain, Cerro Torre, Fitz Roy.
· India-Nepal 1992: spostamenti con mezzi locali, autostop, camion e trekking nella valle del Ladakh.
· Ecuador 1993: salita ai vulcani Cotopaxi - 6000 m. - Chimborazo - 6300 m. - ed esplorazione nella giungla amazzonica.
· Tibet 1995: Lhasa - Kathmandu in mountain-bike attraverso la catena himalayana per 1000 km, con 4 passi di oltre 5000 m, tra cui il Lak Pa La di 5220 m, senza tenda e vivendo a contatto della popolazione locale.
· Pakistan-Cina 1996: Karakorum Highway 1223 km in solitaria in mountain-bike attraverso il passo Khunjerab di 4730m.
· Corsica Raid Adventure 1997: competizione estrema di orientamento della durata di 8 giorni, basata su mountain bike, kayak, corsa in montagna, canyoning e arrampicata, in tappe di 8-15 ore ciascuna, con una non-stop di 31 ore. Unica squadra italiana (di 4 componenti) fra le 32 partecipanti.
· Iron Bike 1997: rally a tappe con la mountain bike che veniva anche portata in spalla per lunghi tratti fino a 3000 m di quota, e pernottamenti in tenda. 300 km e 12000 m di dislivello. 9° classificato su 59 concorrenti.
· Cile-deserto di Atacama inverno 1997-98: altopiano andino in mountain-bike in solitaria. Dal lago Chungarà (4600 m slm) a Calama (2400 m slm) per 1328 km e 18200 m di dislivello.
· Camel Trophy 1998: partecipazione alle selezioni finali italiane in val Visdende a S.Stefano di Cadore (BL)
· 13 Marathon des Sables 1998: corsa estrema che si svolge nel deserto del Sahara per 230 km in 6 tappe in completa autosufficienza (nello zaino l’alimentazione per tutta la settimana e il sacco a pelo). L’organizzazione fornisce solamente l’acqua. 54.mo assoluto su 495 partecipanti.
· Raiverd 1998: raid estremo di orientamento della durata di 7 giorni disputatosi in Spagna basato su MTB, canoa, tiro con l’arco, arrampicata, speleologia, nuoto, canyoning, in tappe di oltre 10 ore fino alle 24. Elemento di una squadra spagnola (Orientacio-Ergovis).
· 1 Marathon Libya 1998: corsa estrema che si svolge nel deserto dell’Akakus per 120 km no-stop in autosufficienza. 9° assoluto su 31 partecipanti in 16h50min.
· Iditasport Extreme1999: 650 km in mountain bike, tappa unica in autosufficienza svolta in Alaska il 27 02 1999 con temperature che arrivavano a -40°. 11.mo assoluto su 29 partecipanti (15 ritirati). Tempo impiegato: 7 giorni e 11 ore.
· Salomon x Adventure: partecipazione al circuito internazionale (Francia, Austria, Germania) di gare multidisciplinari di orientamento di 30 ore e finalista alla gara in Marocco di 60 ore.
· India 2000: in mountain-bike in solitaria sul passo più alto del mondo, il Kardung La di 5602 m ed esplorazione nella Zanskar Valley percorrendo 1100 km in MTB e 180 km a piedi con un dislivello di circa 20.000 m.
· Iditasport Impossible 2001: Una grande avventura in una gara impossibile. In Alaska con la MTB nel tentativo di percorrere la mitica IDITAROD di 1800 km, ma le condizioni atmosferiche hanno impedito la riuscita dell’impresa, interrotta a Kaltag dopo 1200 km in 20 giorni di cui 800 km spingendo la bici. Questa volta è stata veramente impossibile, ma....
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www.mauriziodoro.it
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