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| 1 - 9 Giugno 2005 GIRO DELLA CORSICA IN BICICLETTA Di Leandro Tagliabracci |
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Appunti di viaggio in 710 km di fatica, bellezze, e….. Premessa
Cinque anni fa abbiamo lasciato un pezzo di cuore in Corsica dopo aver fatto quasi il giro completo in camper con amici; un pò per non aver visto uno dei tratti forse più belli, la parte nord occidentale e parte del “dito” (l’estremità nord) e un pò perché ci piacque tanto. Ma avevamo i giorni contati e non ci potemmo concedere altro.
![]() Preparativi
A decisione presa sono iniziati i preparativi. L’obiettivo era il giro perimetrale ma abbiamo dovuto prendere in considerazione anche varianti accorciatrici del percorso da poter seguire in caso fossero sopraggiunti problemi fisici, di maltempo, rientro forzoso, ecc. Fra le decisioni da prendere c’era la scelta se passare la notte nei campeggi oppure in Partenza
Sistemato tutto nella Clio la sera prima, Mercoledì mattina alle 4:00 partiamo alla volta di Livorno giungendovi poco dopo le 8:00. Troviamo subito la via dove si trova il garage che abbiamo fissato ma una serie di sensi unici e l’orario critico del mattino ci fanno impiegare una mezz’ora per arrivarci. Smontiamo tutto dall’auto e “ricomponiamo” le bici con tutti i bagagli annessi e connessi facendo attenzione a non dimenticare nulla. Avviandoci verso il porto si concretizza in noi una inattesa sensazione: ci sentiamo un po’ nudi e impotenti, molto diverso dalla sicurezza che l’auto ti dà nel poter raggiungere rapidamente un hotel, un ospedale, un supermercato, d’ora in poi potremo contare solo sulle gambe, le bici e su ciò che queste ci consentiranno di portare. Alle 9:00 siamo al porto, facciamo i biglietti per il traghetto (52 Euro) e ci dirigiamo all’imbarco della Moby. Superiamo la lunghissima fila di auto, camper, camion e pullman in attesa e subito abbiamo la sensazione di essere in una posizione di privilegio, arriviamo in cima alla fila, siamo preceduti solo da alcune moto e, poco dopo, iniziano le operazioni di imbarco e siamo fra i primi a salire. Ci indirizzano in fondo al traghetto dove sistemiamo le bici che fissiamo fra di loro con il cavo-lucchetto dopo averle “denudate” delle borse. Operazione necessaria perché una volta partiti, i garage del traghetto vengono chiusi, per cui l’occorrente per il viaggio bisogna averlo con sé. Intanto sopraggiungono tutti gli altri mezzi creando rumore e puzza di scarico ma noi procediamo nella “scalata” al ponte più alto salendo per numerose rampe di scale. Giunti sul ponte all’aperto quasi per primi, possiamo scegliere il posto migliore per il tragitto, pensando al sole da prendere su una sedia a sdraio e una panca attigua dove sistemiamo i bagagli. Di lì a poco tutto il ponte si riempie di gente che si sistema sulle “sdraio” come fosse su una spiaggia.
della città, noi decidiamo di passare nella strada che costeggia il porto circondato da bar-ristoranti e da vecchissime case a più piani maltenute. La sensazione non è delle migliori anche perché il traffico è piuttosto caotico e non vediamo l’ora di uscirne fuori. Una corta ma ripidissima salita ci porta a costeggiare l’antica fortificazione de La Cittadelle, e subito dopo ci ritroviamo fuori città. Sulla statale il traffico è comunque intenso e dopo un paio di chilometri giriamo a sinistra verso la riserva naturale della Marana con un ampia insenatura (con un piccolissimo sbocco sul mare) dove acqua e vegetazione sono il paradiso di varie specie di uccelli. Compriamo della frutta e facciamo tutto il bel tratto di strada che costeggia il mare su una comoda pista ciclabile. Prima di tornare sulla statale ci fermiamo a “bagnare i piedi” in un’acqua chiara ma con una spiaggia piuttosto sporca perché incustodita, sul bagnasciuga vediamo diverse meduse in decomposizione. Non rimaniamo molto tempo e ripartiamo spediti verso la prima meta favoriti dalle buone condizioni della strada piuttosto pianeggiante anche se il traffico ci tiene in apprensione. In particolare dobbiamo fare attenzione nelle rotonde e nelle strettoie in corrispondenza di centri abitati, spesso le auto restano dietro noi. Alle 18:30 circa siamo a Moriani Plage. Qui accade l’imprevisto. La lista degli alberghi ne segnalava diversi ma quello che avevamo scelto (per il prezzo) veniva collocato a San Nicolao il capoluogo di Moriani che dista 6 km in salita. Arrivati in paese, una decina di case arroccate fra loro e qualche altra intorno ci fa intuire quello che un anziano ci conferma: qui non ci sono alberghi, l’Abri des Flots è sicuramente in spiaggia a Moriani! Rapida discesa e lo troviamo subito. Ci sistemiamo in camera e ci fanno mettere le bici ai piedi della scala che porta alle camere. Doccia e cambio abiti per scendere a mangiare al ristorante annesso. Ordiniamo un omelette ai funghi e una pizza a testa senza immaginare che la frittata era gigantesca per cui la pizza non riusciamo proprio a finirla! Facciamo un giretto fra i diversi bar-ristoranti sulla spiaggia e poi a andiamo a dormire, la tappa di domani sarà molto lunga.
Dopo una quindicina di km ritroviamo il mare, la stanchezza che comincia a farsi sentire è addolcita dalla vista della distesa blu. Altri 5 km (2 in ascesa) e siamo a Pianottoli un piccolo paese dove chiediamo indicazioni sui due alloggi della lista. Nel primo non c’è posto, il secondo non ci piace molto ma di fronte al supermercato dove acquistiamo il mangiare per la sera c’è un villetta con cartello di “camera da affittare”, è libera e molto accogliente e non ci pensiamo su tanto, la stanchezza, soprattutto nella parte del fondoschiena, dice che per oggi possono bastare 140 km, parecchi oltre il preventivato. Dopo la rigenerante doccia e la cena facciamo un giro in paese, sono solo le 9:00 ma è quasi deserto; in un bar troviamo un sardo chiacchierone costruttore di ville per italiani benestanti (dice lui) che ce l’ha con il governo, il papa, l’Euro e il mondo intero. Gli diciamo che stiamo facendo il giro dell’isola e, pensando che fossimo in auto, ci dice che ci vorranno 3 o 4 giorni. Quando gli diciamo che lo stiamo facendo in bicicletta replica: “il cervello ce l’avete con voi o l’avete lasciato a casa?” Ci salutiamo ridendo e ce ne andiamo al meritato riposo, per oggi basta così.
sulla statale torniamo indietro di qualche km e prendiamo la strada D21 che porta a Belvedere, ottimo esempio di come allungare il tragitto e faticare in abbondanza per godersi qualche bel panorama. Breve discesa e successiva salita ai 370 mt di Grossa, un piccolo paese dove non vediamo anima viva in cui ci fermiamo all’ombra della chiesa dove, su comode panchine mangiamo e ci riposiamo una mezz’ora. Alle 14:00 riprendiamo la ripida discesa verso Belvedere dove si gode il bel panorama sul golfo del Valinco. In fondo dopo qualche km in pianura un consistente “strappo” e successiva discesa ci porta a Propriano, arriviamo nella zona del porto piena di attività turistiche. Cerchiamo delle ciabatte infradito per Leo ma desistiamo, 18 Euro ci sembra proprio troppo. Poco dopo ci fermiamo a prendere frutta, acqua e un dolce perché abbiamo finito tutto. Decidiamo di andare a passare la notte a Porto Pollo dove la lista degli hotel ci propone alcune alternative. I primi tre km in salita ci stroncano un po’ le gambe e la successiva graduale discesa è su una strada in cui stanno rifacendo le fognature. E’ un vero disastro di buche, polvere, cumuli di ghiaia e tubi, per cui dobbiamo fare molta attenzione, gli ultimi 7 km tornano decenti e pianeggianti ed in breve arriviamo a Porto Pollo. Ci dirigiamo sul porto dove ci stabiliamo all’Hotel De Golfe con il bar-ristorante in uno stabile abbastanza nuovo e con le camere in un vecchio fabbricato attiguo.Dopo la doccia passiamo una mezzora sugli scogli ad ammirare il mare ed a ripassare e commentare il percorso fatto, poi andiamo ad un vicino ristorante sulla riva. Prendiamo 2 pizze e 2 birre, paghiamo 24 Euro (probabilmente vista-mare inclusa)! Le pizze erano buone ma Leo rimane fregato con l’olio piccante che ci ha messo, per quanto lo gradisca ne ha messo proprio troppo perché gli prende il singhiozzo (effetto che stabilisce il suo limite di tolleranza). Dopo una breve passeggiata torniamo in camera e prima ancora di spogliarci e lavare i denti ci buttiamo un attimo a faccia in giù sul letto…… ci svegliamo oltre la mezzanotte. Forse eravamo stanchi!
camioncino che traina su un carrello una casetta di legno che prende tutta la strada. La discesa termina in corrispondenza di un piccolo torrente in cui scorre un’acqua limpidissima con cui riempiamo borracce e bottigliette. La lunga salita in mezzo ad una folta vegetazione che porta a Marmontaja e successivamente ai 300 mt del punto panoramico di scollinamento è in buona parte asfaltata a chiazze con una infinità di rattoppi in varie sfumature di colore. Qui incrociamo un altro fragoroso camioncino con casetta al traino il cui carrello ha un freno bloccato e fumante che provoca puzza e un chiasso infernale. La fine della successiva discesa verso il golfo di Ajaccio propone la piccola e invitante baia di Portigliolo in cui facciamo sosta e il bagno mentre arrivano una decina di motociclisti italiani che fanno altrettanto; con uno di questi ci raccontiamo un po’ le impressioni sui rispettivi percorsi. La salita e successiva discesa sono in mezzo a moltissime villette circondate da folti alberi, siepi, oleandri e rosai. In un bazar lungo la strada troviamo delle “infradito” a 4 Euro e le compriamo, prendiamo anche altre 4 batterie per la fotocamera ma anche queste, come le precedenti, sono “fiacche” e ci prende un po’ di sconforto; alle fotografie non possiamo rinunciare. Rimettiamo le ricaricabili portate da casa che sono ancora un po’ cariche. Prima di Porticcio troviamo un tratto di spiaggia occupata da due splendide… mucche! Ad Ajaccio arriviamo alle 16:00 percorrendo una specie di autostrada che aggira l’aeroporto, il traffico è intenso e ci accompagna fin dentro la città dove, al porto, ci fermiamo per mangiare e riposare. Ripartiamo attraversando un quartiere-dormitorio con alti palazzi pieni di gente sui balconi che schiamazzano, abbastanza angosciante. Alle due rotonde successive sorpresa: non c’è nessun cartello indicatore di direzione. Chiediamo e riusciamo (oltre Mezzavia) ad uscire dalla confusione salendo per diversi km in direzione di Appietto in cui dovrebbe esserci un albergo. Arrivati in cima al Col de Listincone (230 mt), in un bar dove prendiamo un gelato il gestore che non parla italiano e poco il francese ci fa capire che l’albergo più vicino è quello che abbiamo visto 5 km prima. Non abbiamo certo voglia di ridiscendere per poi rifare la salita il giorno dopo e quindi decidiamo di proseguire, sono le 17:30 il sole è ancora alto. Alto è anche il valico di San Bastiano (410 mt) che ci aspetta ma non ci lasciamo intimorire, ormai le gambe sono “rodate”. Come sempre accade, la discesa verso Calcatoggio ripaga ampiamente della precedente sudata. In paese non ci fermiamo perché gli alberghi sono qualche km più giù e quindi continuiamo fino alla spiaggia dove troviamo un hotel (nella lista) che per 45 Euro offre una comodissima camera “vista mare”. Il signore che ci riceve, con nostra sorpresa, ci dice che le bici le possiamo mettere tranquillamente nella hall e quando gli diciamo che cerchiamo di fare il giro della Corsica con l’inequivocabile gesto del dito indice che batte sulla tempia in uno stentato italiano ci dice: “siete un po’ matti?” (ci risiamo!). Non possiamo fare altro che rispondergli: “un po’ si!” Saliamo in camera a sistemarci e la troviamo ben arredata e attrezzata con stoviglie varie, un bel balcone coperto con tavolo, sedie e stenditoio (che riempiamo). Dal terrazzo della camera scopriamo che c’è la piscina, lasciamo tutto così com’è e scendiamo immediatamente a tuffarci, siamo da soli e ce la gustiamo. Più tardi andiamo al supermercato di fronte e prendiamo l’occorrente per la cena che consumiamo sul tavolo del terrazzo mentre il tramonto colora di rosso le striate nubi all’orizzonte. Bello!
km di strada panoramica costeggiante il mare che porta a Cargese è molto bella. A Cargese ci fermiamo a prendere il pane nella via principale, è affollatissima e rumorosa. Dopo alcuni su e giù inizia la lunga salita che porta ai quasi 500 m del Col de Lava e poi a Piana, superiamo una mucca che passeggia tranquillamente sulla strada (lasciando tracce dietro sè) e troviamo anche un nutrito gruppo di grosse capre che attraversano la strada. Oltre Piana si scende verso lo splendido scenario naturale rappresentato dalle “Calanche”, formazioni rocciose di un colore rossastro che al tramonto si ravviva ulteriormente. La strada è ricavata fra le rocce e in alcuni punti è molto stretta, ogni tanto c’è una piccola rientranza appena sufficiente a contenere un’auto affinché possa passarne un’altra in senso contrario. Ci stupiamo nel veder passare un pullman e diversi camper. Il posto merita la sosta-pranzo e le immancabili foto. Prima di ripartire, intuendo che la discesa verso Porto è molto in ombra, ci copriamo un po’ mettendo la maglia sopra la canottiera. Effettivamente la strada è tutta nel bosco e il sole e la splendida vista sul mare è possibile vederli solo da qualche tornante, fa quasi fresco. Alla Lori si infreddoliscono le punte delle dita e le orecchie precedentemente esposte al cocente sole della salita e non adeguatamente protette dalla “bandana”, le dita le fanno male anche per le ripetute frenate che la discesa richiede. Dal paese di Porto scendiamo ancora per un km al sua caratteristica marina costituita dal porticciolo e da edifici a non più di tre piani esclusivamente adibiti a negozi, bar, piccoli hotel, ristoranti e tutto ciò che è rivolto al turista, inclusi diversi “gazebo” con un tavolo e qualche sedia quale ufficio di noleggio barche per il giro turistico del golfo; un pensierino ce l’abbiamo fatto ma gli orari non coincidono con i nostri programmi. La scelta dell’hotel è facilitata dall’abbondanza e dal fatto che tutti espongono il tariffario all’esterno, stessa cosa vale per il menù dei ristoranti. Optiamo per l’Hotel Monte Rosso a pochi metri dal mare. La signora alla reception-bar ci accompagna in camera, salendo sentiamo una forte musica rock, ci dice che è il passatempo del marito ma che di notte è tutto tranquillo (speriamo). La doccia presenta un problema alla Lori, l’acqua che scende sulle orecchie mezze “cotte” le fà decisamente male, riesce con difficoltà anche ad asciugarsi. Appena sistemati scendiamo giù, chiediamo dove sistemare le bici e la signora ci dice che il bar è chiuso dalle 20:30 alle 8 del mattino e le possiamo mettere lì dentro (ottimo). Abbiamo tempo a disposizione e dopo un giro dell’intera zona ci soffermiamo al sole nella piazzetta antistante l’albergo. Ceniamo in un vicino ristorante serviti da un cameriere dall’andatura incerta, sembra “mezzo brillo”. Osserviamo stupiti che alcuni passerotti ci vengono fino vicino ai piedi, facciamo cadere qualche briciola di pane che raccolgono e se ne vanno. Anche sul terrazzo dell’hotel era capitata una cosa simile. Usciti dal ristorante ci adagiamo su una scalinata di marmo rivolta verso il golfo ed attendiamo lo splendido tramonto in compagnia di moltissimi turisti giunti poco alla volta per l’imperdibile spettacolo che va in scena. Saliamo in camera e ci tratteniamo un po’ sul terrazzo fino alla totale scomparsa del sole. Poi ci mettiamo sul letto davanti alla TV a tentare di seguire un film in francese. Prevale il sonno.
Salendo sulla prima salita incrociamo un cicloturista con rimorchio dietro la bici, inconsueta ma funzionale alternativa alle borse laterali. Poi veniamo superati da una interminabile carovana di 30 camper italiani che salutiamo, uno ci incoraggia con un caloroso “dai Pantani”. Sulla seconda salita troviamo ancora un paio di mucche che “pascolano” tranquille al bordo della strada. In vetta ci fermiamo a gustarci il panorama della quasi inaccessibile riserva naturale con la penisola di Standola e il golfo di Girolata con l’omonimo paesino raggiungibile solo dal mare. Mentre stiamo per riprendere la marcia un turista francese, appena sceso da un pullman ci mette in guardia che la discesa e successiva salita (una dozzina di km) sono brutti e pericolosi. Ce ne rendiamo conto fin dai primi metri. L’asfalto non c’è più, la strada è in rifacimento e allargamento perché in alcuni punti è strettissima e si riesce a scendere con molta difficoltà fra la ghiaia e il polverone sollevato dalle auto. Un auto francese si ferma in una curva e ci rinnova l’invito alla prudenza poi impreca con il classico “merde” per il fatto che è rimasto bloccato a causa dei camper italiani. Ci rendiamo conto che devono aver causato un ingorgo infernale nel posto peggiore di tutta la Corsica! Verso la fine della discesa quasi raggiungiamo gli ultimi camper del convoglio che procede a gruppi e molto lentamente. Per quanto andiamo piano noi a tratti riusciamo a procedere più velocemente delle auto che si devono fermare per cedere strada a quelli in senso opposto. La successiva salita con lo stesso tipo di strada e polvere ci mette davvero in crisi. Se la discesa era prevalentemente in ombra la salita è quasi tutta esposta al sole e impieghiamo più di due ore per fare 12 km. Sulla cima del Col de Palmarella, a 408 mt di altitudine ci sembra di uscire dall’inferno. La sosta è salutare anche per gli occhi, il panorama è stupendo! Dopo alcuni km di discesa ritroviamo i 30 camper raggruppati in un’area di sosta. Ci fermiamo, in molti si avvicinano, facciamo conoscenza (sono toscani) e gli diciamo che sulla strada dell’inferno si sono presi parecchi accidenti, non si stupiscono più di tanto, ne erano consapevoli. Uno di loro ha rotto la sottocoppa dell’olio e sta cercando rimedio. Ci fanno gli auguri di portare a termine il giro, ricambiamo i saluti e procediamo per la splendida e veloce discesa. Al bivio per Galeria veniamo superati dalla carovana che si dirige verso Calvi, salutiamo nuovamente tutti e procediamo su 4 km di strada pianeggiante verso Galeria, tranquillo paese fuori dal turismo di massa, dove sostiamo per mangiare e riposare sulla scogliera ai bordi della strada. Alle 14:30 ripartiamo per Calvi non sulla strada più comoda e veloce che passa all’interno ma su quella che costeggia il mare, più panoramica ma purtroppo dal fondo sconnesso, abbastanza desolata e in buona parte controvento. Anche in questo caso ci impieghiamo tanto per fare pochi km, poi fortunatamente dopo la Bocca Serria strada e vento cambiano. La strada segue il mare a mezza costa con delle belle insenature dal mare blu-smeraldo. A qualche km da Calvi ci troviamo nella curiosa situazione di dare indicazione stradale a due anziani francesi in auto che incrociamo: ci chiedono se è la direzione giusta per L’Ile Rousse, rispondiamo che è dalla parte opposta a dove stanno andando, ringraziano e svoltano. Alle 18:30 siamo a Calvi. Dopo aver chiesto il prezzo (caro) ad un paio di hotel in centro ci portiamo in periferia passando per il porto ai piedi della antica rocca. E’ tutto molto “turisticizzato”. Facciamo tappa al supermercato per le necessità serali e nelle vicinanze troviamo un albergo dal prezzo abbordabile ma prima ancora di chiedere disponibilità ci viene incontro una signora che ci dice che è completo. Non ci convince proprio e l’impressione avuta è che la nostra vista in abbigliamento ciclistico non deve essere stata di gradimento. Peggio per lei. Troviamo posto in un hotel più avanti, ci chiedono 60 Euro (colazione compresa) un po’ oltre il “tetto previsto” ma non vogliamo fare altra strada, 91 km per oggi bastano e ci fermiamo. Sistemando le bici in garage ritroviamo e salutiamo tre cicloturisti che ci avevano superato all’inizio della tappa odierna, abbiamo fatto la stessa strada e ci ritroviamo nello stesso hotel!In relazione al prezzo la camera non è granché ma non ci dobbiamo rimanere a lungo. Solita doccia, cena e bucato delle poche cose sudate e sicuramente impolverate. Non usciamo, siamo fuori dal paese e non ci va di andarci in bici. Rimaniamo in camera, La TV trasmette uno degli episodi di “Guerre Stellari” e fa sempre piacere rivederlo, in più c’è la curiosità di ascoltarlo in lingua francese. Il consuntivo della giornata ci fa ripensare alla strada in rifacimento e che cinque anni prima ci dissero che non era il caso di farla in camper, forse avevano ragione a metà. In realtà anche allora probabilmente si poteva passare ma l’idea di far sfiorare dalle appuntite rocce un mezzo da parecchi soldini non è proprio la migliore che si possa avere. Abbiamo il rammarico di non aver potuto documentare bene il percorso per mancanza di batterie, peccato! Ci sorprendiamo a fare una constatazione: finora, ma soprattutto oggi, non abbiamo forato e se non ci è capitato oggi non ci potrà succedere più. Così sarà.
con in più l’occorrente per campeggiare. Non li rivedremo. La strada anche in questo tratto costeggia quasi sempre il mare con continue salitelle e gustose discese. Alle porte de L’Ile Rousse solita sosta al supermercato per viveri e batterie. Questa volta, spendendo il doppio, le batterie hanno la giusta carica che richiede la fotocamera, ci sentiamo sollevati dal pensiero di avere difficoltà a fare altre foto. A mezzogiorno, dopo Lozari, non possiamo rinunciare all’invitante spiaggia che ci si presenta e ci fermiamo.Portiamo le bici fin sulla sabbia vicino a noi, stendiamo tutto ciò che abbiamo lavato la sera prima e via in acqua. L’impatto è traumatico perché ci sembra molto fredda ma in realtà è solo dovuto al fatto che noi siamo molto accaldati, infatti subito dopo rientra tutto nella normalità. Alle 13:30 mangiamo, rimettiamo tutto nelle borse e ripartiamo. Ci aspetta il famigerato Desert des Agriates, noto per essere una ampia zona dominata dalla roccia, quasi priva di vegetazione e completamente disabitata. La salita di 6 km verso i 311 mt della Bocca di Vezzu sono impegnativi più per la mancanza di aria e ombra che per la pendenza, contiamo non più di 5 o 6 alberi in grado di dare ombra per una sosta. All’ultimo chilometro ci raggiunge un quarantenne italiano in “mountain bike” e parlando dei nostri rispettivi percorsi raggiungiamo più facilmente la cima. Lui va in campeggio verso il mare e noi siamo diretti a Saint Florent per cui ci salutiamo scambiandoci gli auguri di buon proseguimento. La strada si mantiene buona col solito andamento ondulato e solo con bassi arbusti ai lati, niente alberi. Una decina di km dopo veniamo ancora una volta superati dal convoglio dei camperisti che ritroveremo poi in sosta alle porte di Saint Florent, sono contenti che stiamo raggiungendo il nostro obiettivo e ci fanno gli auguri di completare il giro. Loro domani se ne andranno a Bastia per tornare a casa. Proseguiamo e facciamo sosta al centro del paese per cercare qualche hotel dove fermarci, ce ne sono diversi ma poi decidiamo di andare dall’altra parte del paese (nel nostro senso di marcia) dove ce ne sono altri più economici e ci fermiamo in uno sulla strada, piccolo, carino e tranquillo. Anche qui, come quasi sempre abbiamo fatto, dalle quattro borse estraiamo tutto, sia per mettere ad asciugare gli indumenti lavati che per riporre tutto con cura all’indomani. Passiamo un’oretta al sole davanti alla camera fino a gustarci il tramonto sul mare, oggi però non è dei migliori per la presenza di nuvolaglia ed infatti nella notte ci sarà un modesto temporale che ci consiglia di spostare le bici di qualche metro sotto un tendone. Niente di preoccupante, le previsioni meteo dicono che domani sarà tempo buono ma con discreto vento da nord-est. Caspita, noi dobbiamo andare a nord, speriamo di non averlo sempre contro!
trafficata e la presenza di turisti in auto e moto è molto inferiore al resto dell’isola. Anche i pullman sono pochissimi e con uno di questi Leo ha un incontro ravvicinatissimo. In un tratto di strada stretta e tortuosa in discesa, fatta una curva si trova il muso di un pullman che, in conseguenza della strettoia, occupa tutta la strada. Il rapido collaudo dell’efficienza dei freni di entrambi i mezzi consentono di fermarsi a qualche palmo l’uno dall’altro. E’ andata bene! La strada, nei punti più stretti è in allargamento e per tutta la parte occidentale del “dito” ci sono parecchi cantieri. Il primo paese di un certo rilievo che incontriamo è Nonza, appeso ad un costone a strapiombo sul mare con una caratteristica spiaggia nera. Facciamo spesa in un piccolo negozio di “Alimentation” e prendiamo il pane dal “Boulanger”. La strada che segue, ogni tanto, si abbassa a livello del mare in corrispondenza di qualche torrente che termina in delle insenature con una piccola spiaggia per poi risalire. La serena giornata si mantiene ventilata, alcune volte il vento è contrario al senso di marcia altre volte invece ci spinge. Dopo 6 ore (4 di bici) ci troviamo ai 190 m di Morsiglia e dopo altri 6 km di salita raggiungiamo Capo Corse il punto più a nord dell’isola sulla strada che valica il Col de Serra a 360 mt. E’ un punto panoramico e caratteristico in cui, per i turisti, è d’obbligo fermarsi e salire a piedi fino al Mulino Mattei da cui si domina buona parte della punta nord dell’isola e da cui si vede chiaramente l’isola di Capraia e più in lontananza parte dell’Elba. E’ il punto in cui vediamo fermi il maggior numero di turisti in auto, moto, ed in un pullman. Sulla sommità verso l’interno ruotano silenziose le pale di una decina di moderni mulini a vento (probabilmente per la produzione di energia elettrica). I successivi 12 km sono quasi tutti in discesa su un discreto fondo stradale ed in breve giungiamo a Macinaggio il primo paese della costa orientale di impronta turistica. La nostra lista prevede la presenza di alcuni hotel dove passare la notte. Uno è troppo caro ed altri due non ci piacciono tanto (vecchi edifici) e siccome sono solo le 17:00 ed il sole è ancora alto decidiamo di proseguire sulla costa in direzione di Bastia. Nei quattro paesini che attraversiamo troviamo pochi alberghi, qualcuno ancora chiuso e qualcuno poco bello a vedersi cosicché rimandiamo ancora la sosta. La strada ondulata si mantiene bassa sul mare e la riva è prevalentemente a scogliera eccetto in corrispondenza di alcune marine in cui la spiaggia sassosa è molto scura. A questo punto la situazione ci suggerisce di raggiungere Marina di Sisco dove la lista propone un hotel del quale, come per altri, a casa visitammo il sito internet, conosciamo il prezzo ed è sicuramente aperto. Infatti ce lo troviamo di fronte all’inizio del paese. E’ valsa la pena di rimandare il termine della tappa. L’hotel U Pozzu ha il ristorante al piano della strada e le camere intorno ad esso in posizione rialzata. C’è posto, sistemiamo le bici in un angolo del retro cucina e una ragazza ci accompagna alla camera che è un vero bijou. Arredamento di buon gusto e curato nei particolari in ogni angolo, esternamente c’è un ampio terrazzo contornato da rose, delle sedie e un tavolo di plastica su cui stendiamo al sole le solite cose. Fatta la doccia e indossato qualcosa di adeguato scendiamo al ristorante dalle soffuse e romantiche luci. Pur consapevoli del rischio che corriamo, la grande voglia di mangiare della pasta ci fa ordinare spaghetti alla carbonara e penne alla boscaiola. Come prevedibile di italiano hanno solo il nome e la forma della pasta. Il tutto era affogato in una specie di formaggio fuso e, almeno per Leo, è stata dura mangiare un po’ di spaghetti e un po’ di penne. Per cambiare sapore aggiungiamo una tipica “salade” che risulta essere di quantità e ingredienti decisamente abbondanti che ci sazia oltre misura tanto che, raggiunta la camera a stento (anche per la stanchezza), finisce come a Porto Pollo con un “abbiocco” di alcune ore.
giornali italiani del giorno prima. Il tempo migliora e spunta il sole, ci togliamo la tuta e ci adagiamo sulle panchine. Più tardi Leo va a fare i biglietti per il ritorno e con molta calma ci avviamo all’imbarco. Facendo il giro della piazza, su una panchina ritroviamo l’italiano che avevamo lasciato sul deserto degli Agriates che sta aspettando anch’egli il traghetto (diretto a Genova), ci dice che la spiaggetta dove ha dormito (in campeggio) è molto bella e tranquilla; ci salutiamo dandoci appuntamento a dove vorrà il destino e ci avviamo sul molo mentre la nave sta attraccando. In attesa c’è poca gente (è giovedì), le operazioni di imbarco si completano in una ventina di minuti e noi ci trasferiamo con i bagagli sul ponte all’aperto. Le condizioni atmosferiche, contrariamente a quelle trovate alla partenza da Livorno sono ben diverse, il sole si copre e si scopre, su Bastia le nuvole scuriscono e preso il largo occorre rimettere la tuta. Sembra che il tempo sia malinconico per la nostra partenza dopo otto splendide giornate, pazienza. All’altezza di Capraia (circa un’ora e mezzo di viaggio) siamo fra gli ultimi a lasciare il ponte, si è fatto veramente freddo e ci accomodiamo nel ponte principale dove stazionano quasi tutti. Poco dopo Leo è gentilmente invitato a partecipare ad una esercitazione di evacuazione della nave simulando un incendio. Assieme a pochi altri volontari esegue le istruzioni impartite dal personale indossando il giubbotto salvagente e salendo con gli altri fino al ponte in cui ci sono le scialuppe di salvataggio che andrebbero calate a mare. A quel punto, come previsto, le operazioni si esauriscono, anche perché sta piovendo a vento e fa freddo. A causa del mare un po’ mosso attracchiamo a Livorno con appena un quarto d’ora di ritardo sulle 17:30 previste. Nel frattempo è tornato il sereno, scendiamo dal traghetto e malinconicamente ci dirigiamo al garage a prendere la macchina. Smontiamo i nostri “cavalli di ventura”, carichiamo tutto in auto e prendiamo la via di casa.Lo scopo è stato raggiunto e con piena con soddisfazione! Conclusioni
Esperienza indimenticabile di quasi 46 ore in sella alle bici e 74 ore di trasferimenti nei nove giorni di permanenza nell’isola. La piena riuscita di quanto ci eravamo preposti è stata favorita dalle migliori condizioni possibili che abbiamo incontrato: otto giorni di tempo splendido, nessun problema meccanico serio, gambe senza affaticamento. La mente è piena di cose (dette, viste, fatte, sentite, sperate); gli occhi sono pieni dei bellissimi contrasti di colore fra spiaggia e mare, mare e boschi, roccia e cielo e le sensazioni che si sono succedute sono difficili da riportare e trasmettere così come sono state vissute. Abbiamo tentato con queste note e con le 270 fotografie scattate. Ci hanno colpito, oltre ai più che ovvi aspetti naturalistici:
Essere riusciti in quello che qualche mese prima ci sembrava qualcosa di irrealizzabile ci inorgoglisce e ci riempie di soddisfazione poter dire “io l’ho fatto”.
Lori e Leo GRADARA (PU) |
| Ermes Malvisi |