22 aprile 3 maggio 2001
Pianifico attentamente il viaggio molti mesi prima della partenza raccogliendo qualsiasi tipo di informazione da riviste di turismo e da siti internet al punto di avere un’idea ben precisa di ciò che troverò.
Cerco uno o più compagni per affrontare il viaggio ma alla fine decido di partire da solo con la mia m.t.b caricata del minimo indispensabile (6 kg di materiale incluso un sacco a pelo), sicuro di trovarmi bene in questo paese del Medio Oriente che gode di stabilità politica, che sa offrire un patrimonio artistico/naturale di notevole interesse e grande ospitalità al turista.
Monte Nebo, Petra e il deserto di Wadi Rum, sono solo alcuni dei luoghi che rievocano il fascino della Giordania e che trovo sempre ampiamente descritti sul materiale raccolto.

Monte Nebo
La strada dei re, nota in arabo come Al-Tariq as-Sultani (la strada dei sultani), è la via di comunicazione più antica e meno diretta per collegare Amman (l’antica Filadelfia di Tolomeo Filadelfo) ad Aqaba, situata all’estremo sud della Giordania tra Israele ed Arabia Saudita, bagnata dalle calde e tropicali acque del mar Rosso.
Il percorso lungo circa 500 km. si snoda sull’altopiano giordano, situato tra il deserto e la valle del Giordano. Salendo gradualmente raggiunge le grandi depressioni (wadi) ad a una quota prossima al livello del mare.
Il paesaggio è prevalentemente
desertico ma anche agricolo e a volte ci si stupisce di trovarsi tra colline ricoperte di conifere o in un canyon punteggiato da grosse querce.
Lascio l’Italia con un tempo pessimo e con temperature decisamente invernali,ma ad Amman (capitale della Giordania) è talmente caldo ed afoso che non si vede l’azzurro del cielo.
La città non possiede un gran che di bello a parte un anfiteatro romano ben conservato e una cittadella posta su una delle tante colline (jebel) che caratterizzano la città, il resto è un ammasso di edifici cubici spesso mal messi e fatiscenti.
Esco dalla città zigzagando pericolosamente nel traffico caotico ma poi, raggiunta la campagna e imboccata l’antica strada tutto si fa più interessante, ed è piacevole pedalare tra le colline tappezzate di campi di grano e distese di uliveti prima di arrivare a Mataba, cittadina famosa per i mosaici bizantini, e poi Monte Nebo, luogo venerato dalla cristianità.

Wadi Mujib
Il percorso riprende a salire e scendere le colline via via sempre più desertiche, prima di arrivare all’impressionante vallata del Wadi Mujib, che sprofonda per mille metri dal plateau sommitale e che correndo da est a ovest, si estende sino al mar Morto (- 400 mt. slm)
Lo spettacolo è assicurato, gli spazi sono sterminati, lo scenario è fantastico del tutto simile al Gran Canyon d’America. La strada scende rapidamente per parecchi chilometri per poi faticosamente risalire il versante opposto riguadagnando il dislivello perduto.
Le giornate passano velocemente in sella alla bicicletta e nonostante sia solo in questo viaggio non ho il tempo di annoiarmi perché, affrontare le salite, consultare di tanto in tanto la mappa sempre ben spiegata davanti a me e fare
valutazioni sull'itinerario impegna tempo e così sempre mi ritrovo a tardo pomeriggio nel villaggio o nella cittadina in cui prevedo di fermarmi, senza rendermi conto di quanto ho pedalato.
La sera poi non perdo occasione per conversare con qualcuno al tavolo di un qualsiasi locale, rifocillandomi con “felafel” (polpette di pasta di ceci insaporite con erbe aromatizzanti e fritte) e “umous” (crema di ceci) o con del “mensaf (stufato di carne di montone con riso).
Il 24 di aprile, il terzo giorno di viaggio, affronto il tragitto di 95 km per raggiungere Dana Natural Reserve,un luogo paesaggisticamente affascinante; passo la notte in un campeggio situato sul plateau in cima al wadi Dana, da cui posso spaziare a perdita d’occhio sino alla valle del Giordano, ammirando le diversità di paesaggio.
La riserva è caratterizzata dalla straordinaria bellezza delle strutture rocciose e dagli enormi massi tondeggianti, lavorati per millenni dall’azione del vento. Una vegetazione composta da piante di quercia, cresciute faticosamente in un ambiente in cui le precipitazione sono limitate ai periodi invernali, ricorda un paesaggio di tipo mediterraneo.
Trascorro la serata in compagnia dello staff del campeggio essendo io l’unico cliente di quella sera.
Ho l’occasione di apprezzare la grande ospitalità dei beduini, gente molto semplice, di poche parole, che personificano nei loro caratteri e nei loro sguardi il deserto. Ciò si manifesta con un invito a cena o meglio ad un pasto frugale, qualche conversazione e alcune premure nei miei confronti nel caso avessi avuto bisogno di qualche cosa.
Il giorno successivo mi alzo di buonora per non perdermi l’alba che per pochi minuti regala un paesaggio sorprendente,fatto di colori e luci irreali, bello quanto il tramonto.
Riprendo la bicicletta lasciata il giorno prima all’ingresso del parco e, ricomposte le mercanzie, riparto per Petra, facendo una sosta dopo pochi chilometri al caratteristico villaggio di Dana. Il percorso è sempre affascinante e sempre si alternano paesaggi differenti che attraverso in completa solitudine.
Solo di tanto in tanto, incrociando qualche autovettura scambio il saluto alzando il braccio e arrivando nei pochi villaggi lungo l’itinerario acquisisco informazioni sulla strada che mi rimane da fare.
Arrivare a Wadi Mousa all’ora in cui i grandi pullman ripartono carichi di turisti stremati dalla visita di Petra significa entrare nella realtà dei tour operator, fatta di orde chiassose di turisti presi di mira da venditori di paccottiglie.
Petra, nonostante questo particolare, rimane un luogo spettacolare dove la civiltà Nabatea ha raggiunto il suo massimo splendore prima che la città fosse occupata dai Romani e dai califfi della dinastia mussulmana degli Omayyadi.
Tutto ciò che si può ammirare a Petra è stato scavato o meglio inciso secondo delle tecniche non ancora ben chiare agli studiosi di questa civiltà. La visita inizia percorrendo una gola lunga 1,5km (As-Siq) e stretta fino a pochi metri dove la luce fatica ad arrivare, e giunti alla fine si apre una vasta piazza circondata da pareti di roccia rossa nella cui facciata principale appare il Tesoro nel suo massimo splendore, il più affascinante e il più conosciuto degli edificio di Petra.
Il cammino continua tra le innumerevoli tombe e luoghi di culto che si susseguono lungo il wadi e salendo al Jebel Al-Beidha

Petra, il Tesoro
Una visita sufficientemente accurata richiederebbe due giorni, ma un solo giorno mi deve bastare per riprendere il viaggio il giorno dopo.
La sera tornato in albergo nel villaggio di Wadi Mousa, mi sento molto stanco, e mi rivedo tra quei turisti affaticati e assetati del giorno prima.
Il viaggio riprende dopo un giorno di sosta, sempre in direzione sud alla volta di wadi Rum, il deserto di Lawrence d’Arabia che durante la prima guerra mondiale partecipò alla rivolta araba contro i turchi ottomani, un luogo caratteristico per le pareti verticali delle montagne di colore rosso, che dal suolo sabbioso si innalzano per centinaia di metri.
Il percorso inizialmente segue la “panoramic road” da dove dall’alto si ammirano le montagne e le strette gole che gelosamente sembrano nascondere i tesori di Petra, poi scende decisamente sino ad intersecare la “Desert Highway”.

Deserto di Wadi Rum
Per circa 50 km percorro questo nastro di asfalto a più corsie che da Amman in un’ unica retta scende ad Aqaba.
E’ una strada molto trafficata da grossi camion che provenendo dal nord della Giordania,dall’Iraq e dall’ Arabia Saudita trasportano di tutto.
Pedalare su questa strada richiede molta prudenza tanto più che è tutta in discesa e a volte non si può fare a meno di sorpassare qualche camion stracarico di merce, che procede lentamente a marce basse.
In poco tempo scendo dai freschi altipiani e mi trovo nel deserto, al bivio per Wadi Rum sotto un sole cocente ed un caldo torrido. Mi riparo dal sole e cerco refrigerio all’ombra di una pensilina in compagnia di alcuni beduini in attesa di un passaggio per Aqaba.
40 km di strada percorsi nel tardo pomeriggio in uno scenario da mozzare il fiato, via via che mi avvicino alle montagne di Wadi Rum, mi regalano forti emozioni sapendo di essere arrivato in un luogo straordinario.
Alla Rest House situata all’ingresso di Rum village, mi concedo una bibita fresca in compagnia di alcuni turisti italiani pronti a ripartire per Aqaba.
Alla direzione del parco mi faccio assegnare un posto letto in una tenda canadese nel campeggio retrostante. Visito il villaggio fatto di poche e semplici case di forma cubica, disseminate all’ingresso della valle che si apre tra le dune e le rocce di wadi Rum.
Il giorno successivo non potevo essere più fortunate nell’incontrare due ragazzi francesi anche loro in bicicletta ed intenzionati ad effettuare una escursione nel deserto per raggiungere i luoghi più belli e trascorrere la notte sotto le stelle.
E’ cosi che con Violene e Filipe visito wadi Rum e raggiungo Aqaba il giorno successivo ultima tappa di questo viaggio verso sud.

Wadi Rum
Contrattiamo con un ragazzo del villaggio per portarci, con un gippone, nel deserto in un luogo dove passare la notte visitando prima ciò che c’è di meglio da vedere.
Questo luogo è spettacolare ed ancor più dalla sommità del Jebel Burdah dove un arco di pietra unisce due pareti di roccia permettendo di passare una gola altrimenti insuperabile.
Visitiamo altri luoghi affascinanti; archi, gole, spaccature che si spingono all’interno della montagna è ciò che caratterizza Wadi Rum oltre alle distese di sabbia rossa che sembrano arrivare sino al mare ormai non più lontano.
Raggiungiamo il luogo dove passeremo la notte nel primo pomeriggio.
Il caldo è talmente torrido da dovere aspettare all’ombra di una roccia l’ora tarda, per uscire allo scoperto tra le dune di sabbia rossa ad ammirare lo spettacolo del tramonto e darci sotto con la macchina fotografica.
Ancora più affascinante è la notte passata sotto le stelle nel mio sacco a pelo comodo quanto il letto di casa.
La mattina di buon’ora si ritorna al villaggio, si ricupera il materiale e la bicicletta lasciata alla tenda dei genitori del nostro accompagnatore che ci accolgono con grande ospitalità offrendoci del te e facendoci conoscere il resto della famiglia.
Ora non ci resta che percorrere l’ultima tappa di 70 km per arrivare ad Aqaba ultima località del mio viaggio prima di tornare nei giorni successivi ad Amman utilizzando un comodo bus munito di aria condizionata.
Termina così il viaggio da Amman ad Aqaba lungo la King Highway, dopo 530 km lungo un itinerario estremamente piacevole, con tappe faticose per il notevole dislivello e il vento contrario che spesso ti arresta la corsa ma con soste obbligate di intere giornate dedicate alla visita di luoghi straordinari.
Paolo Lietti