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| Portogallo 2005 Di Savino Pastore |
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C’è modo e modo di “andare in bici”
Una passeggiata con la famiglia , cross attraverso terreni accidentati, come dei pazzi giù dalle colline, veloci come al giro d’Italia, ma c’è anche l’andare in giro per il mondo carichi come dei muli per osservare tutto ciò che l’auto rende impercettibile e con i mezzi consueti, e’ impossibile scorgere. Quest’ultima scelta si chiama cicloturismo .
E’ una forma di viaggio ecologica, un poco faticosa ma intelligente e si sta sviluppando con rapidità e permette di vedere il mondo sotto un punto di vista inconsueto.
Il raid cicloturistico consiste nel fornirsi di tutto ciò che necessita alla sopravvivenza itinerante, abbandonando alcuni agi consueti, saltare su una buona bicicletta e pedalarsi dai 100 ai 200 km al giorno, fermarsi dove meglio ci aggrada, raggiungere con calma città o posti lontanissimi assaporando anche il trasferimento. Insomma, quello che quasi tutti i ciclisti sportivi e non assatanati, fanno abitualmente ma senza fardelli e girando in tondo per dormire ogni sera nel proprio letto. La differenza del raid consiste nell’andare dritti, dimenticando il letto di casa e dormire dove capita. Totale autonomia, contando su mezzi propri e sui servizi essenziali lungo l’itinerario. Chi scrive ha parecchie esperienze di questo tipo. Grazie al benvenuto pensionamento intendo incrementare ulteriormente questa forma di vacanza economica, salubre e appassionante. Una sensazione di libertà che 40 anni di continuo lavoro mi avevano fatto dimenticare che potesse ancora esistere. Mi soffermo, con brevi cenni, all’ultimo viaggio, aprile 2005. La scelta della bicicletta col il suo allestimento è un fattore molto importante, come la scelta del materiale da trasportare, che deve essere essenziale, leggero al massimo e con nulla di casuale. Bastano pochi soldi contanti ma col fedele Bancomat, e si può partire. Abito a San Pietro in casale e amo partire direttamente da casa, sempre solo. Questa volta però cambio, ormai la costa azzurra mi è troppo nota. Mi imbarco col mio passaggio ponte, sulla già sperimentata nave Fantastic da Genova fino Barcellona . 18 ore di piacevole relax. Mi sono trovato questa volta fra inattesi mugoli di studenti vacanzieri giustamente chiassosi e urlanti e il mio passaggio ponte è stato trasformato gratuitamente, e con mia sorpresa, in cabina doppia in compagnia di un motociclista ferrarese in partenza per la Mauritania. Cominciamo bene. Sbarco a Barcellona e inizio il programma stabilito al centimetro. 1980 km sulla carta percorrendo tutta la costa sud per arrivare a Gibilterra, fare una visita in terra d’Africa, in Marocco spagnolo, a Ceuta, quindi la punta di Tarifa, Siviglia, la frontiera portoghese poi su per i boschi dell’Algarve seguendo la costa atlantica fino a Lisbona
Tutto molto semplice, pianificato alla teutonica, ma come sempre accade, avvengono delle mutazioni.
Il primo pomeriggio la sorpresa di imbattermi nel primo monolito, a memoria del passaggio di Annibale poco dopo Barcellona , nei pressi di Tarragona. L’attraversamento del delta dell’Ebro, non previsto, con un vento contrario incredibile che mi permetteva una velocità di punta di 15 km ora e con uno sforzo inenarrabile. Le notti passate in campeggi attorniato da palme e banani dopo cene ottime a 7/8 euro. Ottimo il vino. Un campeggio rivelatosi poi nudista e trovato alle 21 di sera, allo stremo delle forze a El Portul 20 km dopo Cartagena . Là dove dopo le mie titubanze iniziali di medio borghese, ho appreso che i nudisti la sera, se fa freddo, si vestono più degli altri.La discesa indimenticabile a Isla Plana. La strada con salite e viste mozzafiato da Carboneras con deviazione in autostrada anche per le biciclette. L’atmosfera incredibile di paesaggi per noi anomali, quasi desertici, che si possono gustare solo pedalando con calma e serenità. La felicità di trovare una fontana là dove meno te lo aspetti, un miraggio… Le mangiate di nespole , arance e limoni appena colti dalla pianta e offerte volentieri dai proprietari dei terreni. Capitare in una festa di cresima in un capannone agricolo e essere invitati a mangiare al tavolo degli festeggiati. Fuggire dai tanti cani randagi. Chiedere il conto del campeggio e sentirsi rispondere che “uno che arriva dall’Italia in bicicletta ha già pagato abbastanza” . Un salto d’obbligo in terra d’Africa a Ceuta dove incredibilmente si mescola Marocco e Spagna lasciando al turista una sensazione di vivere in un mondo irreale dall’accoglienza al cibo, indimenticabile la colazione del mattino ai bar del porto. Ritorno ad Algeciras e via verso sud inerpicandosi su colline verdissime con un panorama sullo stretto che faticherò a scordare L’emozione provocata alla visione di Tarifa, estrema punta sud dell’Europa dove si divide, anche visibilmente, l’oceano dal mare Mediterraneo. Paradiso dei surfisti fatica immane per i ciclisti. Poi Cadice, base di partenza di Annibale per la sua spedizione contro Roma, qui sono arrivato già buio e sotto la pioggia alla ricerca di pensioni o camere. Ho trovato poi alloggio in una camera doppia, con un turista tedesco che aveva il mio stesso problema. Via poi verso Siviglia dove ho sostituito le borse bruciate dal sole. Siviglia……, indimenticabile, visitata in bicicletta di domenica, durante la fiera di Aprile con decine di carrozze cariche di ragazze fantastiche in costume andaluso. Una festa di colore ma bisogna ripartire. Attraversato il ponte verso ovest inizia l’interminabile strada fino Huelva e alla frontiera portoghese, strade che sembravano infinite, dritte a perdita d’occhio, attraversando piccoli villaggi bianchi bruciati dal sole anche se era ancora in aprile. L’entrata in Portogallo da Ajamonte su un barcone di legno che mi permise di evitare un altro percorso tipo autostradale. I parchi costieri portoghesi sono di una bellezza unica, senza traffico, in mezzo a profumi di sottobosco quasi dimenticati alcuni, purtroppo con tracce visibili degli incendi estivi che qui si susseguono. Al colmo di una salita in Algarve in un villaggio isolato che più non si può, sento la musica di una fisarmonica , decido una sosta, osservo e scopro un gruppo di amici che cantando e bevono rimpinguandosi lo stomaco di lumache arrostite raccolte da loro. Non sono di bocca buona, provo a sottrarmi ma non riesco a sfuggire, la fisarmonica era di produzione italiana le lumache no. Ho pagato il conto raccontando il viaggio, due ore bucoliche che non avevo mai vissuto e che non scorderò più. A suon di pedalate arrivo a Vila nova de milfontes, cittadina dalle case bianche a bordi blu. Il tutto è molto caratteristico e da alla regione un chè di insolito. E’ posta all’estuario di un fiume di scarsa portata ma le maree dell’atlantico, che qui sono poderose, spingono le acque all’interno per circa 20 km modificando, a ore fisse, profondamente i due paesaggi, uno spettacolo che da solo vale tutto il viaggio Le sarde oceaniche grigliate squisite anche se fuori periodo, mangiate in barrettini fra Sines e Setubal… una lingua di sabbia piatta e ventosa, accecante. .L’arrivo a Lisbona dove in effetti mi sentivo stanchissimo ma non avevo avuto modo di pensarci, ero orgoglioso per aver fatto qualcosa che ne valeva la pena. Non mi soffermo su tutte le persone che, grazie al mio mezzo di locomozione ho avuto il piacere di incontrare, ciò fa parte della disponibilità dell’animo di ugnuno Oggi penso che per conoscere un paese straniero i mezzi consueti, aereo o auto siano non idonei, certo più veloci, ma privano della percezione del particolare In sintesi Totale 2162 km in 17 giorni di pedale. 2 giorni di parziale riposo a Ceuta e Siviglia. Rientro con i mezzi disponibili autobus fino a Barcellona e treni fino a Bologna . Non posso sapere se ho incuriosito qualcuno ma la prossima primavera riparto da casa attraverso la Francia, costa azzurra poi a nord lungo canal du midì, Spagna del nord fino a Santiago de Compostela lungo la costa e per finire una volata in discesa sino a Lisbona. Un ringraziamento alla tolleranza di mia mogli e dei miei figli |
| Ermes Malvisi |