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ROMANIA 1994
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Il temporale avrà senz'altro sorpreso i contadini nei campi, intenti in questo periodo a tagliare il frumento. Ciò spiega perché non incontriamo nessuno...almeno per poter chiedere "permesso?". fotoAppena il tempo lo permette tagliamo la corda risistemando il cancello alla meglio.
Ma non c'è tregua e siamo costretti a fermarci più volte.
Non lasciamo in pace neppure Bogdan che sta seduto sul suo vasino con massima concentrazione: la nonna ci invita sotto il pergolato di vite ad attendere che si aprano le nuvole.
Nei paesi incontrati prima di Zalau sembra passato un uragano tanto sono squinternati, non certo per via del temporale. Zalau è orribile!
Il passato regime ha calcato pesantemente la mano sull'aspetto della città; solo le cupole di qualche chiesa spuntano armoniose sopra i blocchi di cemento.
Dopo esserci informati sui disservizi e sul prezzo dell'hotel fuggiamo per almeno 15-18 Km; i sinistri tubi delle raffinerie dalla periferia ci accompagnano fino a campagna inoltrata. Per inerzia, stanchi e sporchi raggiungiamo Varsolt, paesino di agricoltori magiari. Chiediamo ospitalità. Mentre mangiamo purea di fagioli e beviamo placinka, la grappa di prugne, nella casa dei contadini che hanno avuto pietà di noi, fuori si scatena l'ennesimo temporale.
Uova strapazzate , peperone fresco e placinka è ...la colazione! Foto di gruppo nell'aia. Si percorrono strade lunghe e monotone e l'ambiente attorno sembra già Ungheria.
Seguiamo le indicazioni per Marghita e poi per Oradea, grande città di confine.
Attraversiamo così campagne infinite coltivate a cereali e aridi campi dove troneggiano le torri dei pozzi e le pompe per l'estrazione del petrolio.
Ancora un temporale ci coglie in un paesino infame e ripariamo nel gabbiotto della fermata autobus.
Solo 30 km ad Oradea ma almeno 6 sono di pavè! Un'ora dopo 2 gelati a testa mentre ,naso all'aria, controllo che il tempo non voglia ancora rompere i maroni. Siamo molto stanchi ma ci sono i conti da fare con il traffico di città.
Hotel Dacia -con Casinò e guardie armate di Kalashnikov all'ingresso- 72 $ la camera!! A Baille Felix c'è un campeggio ma sono almeno altri 7 km; poco prima le indicazioni ci dirottano ad una pensione privata. Appoggiamo le bici e un'ora dopo siamo seduti a tavola mentre tra un boccone e l'altro guardiamo il ..TG2.
Oradea varrebbe una visita ma il caos cittadino e il desiderio di ritornare ci fanno pedalare in fretta verso il confine.
Una lunga fila di auto, ma le biciclette passano avanti a tutti senza suscitare proteste. Una mezzora e siamo già in terra magiara mentre ci aspettavamo di attendere più tempo. Dopo km di sporchi edifici industriali, tubature e camion l'entrata in Ungheria è una larga strada alberata e fresca.
Ad un distributore un incontro con 2 ciclisti svizzeri. Hanno tempo, un anno o due, e uno di loro pensa di raggiungere la Cina. Che rabbia e che invidia ci fanno!
Strade diritte e piatte.
Poco più di 100 km dopo ci fermiamo in un gradevole campeggio a Berekfurdo, sulle rive di uno dei numerosissimi laghetti in questa zona. Doccia calda! Acqua che qui fuoriesce dal suolo alla temperatura di 60°.
E' l'ultima tappa e vorremmo percorrerla nel minor tempo possibile. Altre strade sempre tutte uguali, diritte e piatte: non c'è storia! E' anche molto caldo; per un attimo rimpiango i paesaggi del Maramures e la frescura dei boschi.
No, la pioggia no! A Tiszafured riprendiamo la strada fatta all'andata e dopo poco riconosco il posto malefico dove ho rotto il raggio: l'unico incidente tecnico, per fortuna. Nel tardo pomeriggio siamo a Heves. La zia Anna è ancora al lavoro mentre le operaie sono uscite da un pezzo.

Marco Zoffoli - Barbara Gori

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