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| 5 luglio - 21 luglio 1994 ROMANIA MARAMURES & BUCOVINA Di Marco Zoffoli e Barbara Gori |
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PROLOGO - GRECIA 1993
...... le lunghe salite , anche se non ripide, sono estenuanti; il vento ci è contrario e il caldo è soffocante (peggio di così!).
Il nuovo film su Dracula ancora non era uscito ma già qualche rivista di turismo aveva pubblicato interessanti articoli sulla Romania e la Transilvania in particolare.
Ma non disse nulla di un suo contatto epistolare con una fanciulla locale che abitava non distante dal nostro itinerario; così quando arrivò a tiro partì per la "sua" meta.-
Il problema della sicurezza è una realtà anche in Italia (almeno per i furti), quindi non avemmo dovuto cambiare di molto le nostre buone abitudini.
Avevamo a disposizione 4 settimane e un ottimo punto di partenza in Ungheria presso dei parenti.
Marco, Barbara e Nino partono da Cesenatico con l'auto e raggiungono in giornata la cittadina di Heves -100 km oltre Budapest- ove risiede, per motivi di lavoro, la zia di Barbara. Si lascia l'auto ed inizia il tour seguendo il programma di massima studiato a casa nei mesi precedenti. Durante l'estate si sono svolti i Mondiali di Calcio '94 e, nel momento in cui si intraprende il giro, in Francia è partito il Tour e il nostro Pantani sta mettendosi in evidenza.
Marco e Barbara pedalano su biciclette ibride con coperture larghe e tassellate.
Nino ha una bicicletta da corsa con coperture 20 -23 mm. Il giro percorso ha seguito il programma minimo preventivato, pur toccando le mete prefissate, scartando purtroppo la visita a zone interessanti - Putna, Bicaz, ecc.- vista l'imprevedibilità delle condizioni atmosferiche. I km percorsi in bicicletta sono circa 1.400, con una media approssimativa, suddivisa per i giorni pedalati, di 100 km/giorno. Abbiamo fatto riferimento ad una carta stradale in scala 1/1.000.000 e in molti casi nomi di paesi, luoghi, passi non erano segnalati così pure alcune strade e alcune distanze non erano riportate.
Non ci sono stati grossi problemi con la lingua romena dato che quest'ultima deriva dalla lingua latina (causa la dominazione del Sacro Romano Impero). Il tempo meteo, diciamo con buona dose di ottimismo...DISCRETO.
Nino ha una bicicletta che non promette certo di portarlo molto lontano ma è ben supportato dal suo incosciente ottimismo. Abbiamo lasciato l'auto dalla zia di Barbara a Heves (c'è un'azienda che lavora per l'Italia), desolante cittadina magiara a poco più di un centinaio di km da Budapest, e salutati tutti quanti cominciamo a masticare quei 250 km che ci separano dal confine Romeno. I "complimenti" alle divinità si sprecano quando mi si spacca un raggio della ruota dopo nemmeno 30 km di piatto asfalto. Sostituzione più rapida del previsto ma l'occhio corre più sulla ruota rimediata che sull'asfalto avanti. La strada nella Puszta è un rettilineo infinito che attraversa una pianura a tratti assai interessante - i laghi del Tisza, le paludi, la vegetazione e gli uccelli acquatici- ma anche di una monotonia sconcertante. Hortobagy è un'accozzaglia di turisti in cerca di souvenir e schiocchi di frusta. Nicola invece è proprio un bell'incontro: ciclista svizzero solitario stracarico di roba e di sensazioni da raccontare raccolte nel suo giro -dalla Grecia su per i Balcani proponendosi un'incursione in Slovacchia e oltre-. Debrecen, bella cittadina dal sapore austriaccheggiante -storicamente ovvio!- , un grande parco centrale con le terme e nello stesso parco il campeggio consigliatoci da Nicola. Visto il prezzo prendiamo una stanza, anche per essere più rapidi nel partire il mattino dopo. La scelta si rivela azzeccata quando nel bel mezzo della serata si scatena un temporale che dura tutta la notte e che sarà il preludio di pioggia in terra romena. Al mattino non troviamo subito le indicazioni, scorre così sotto i nostri occhi, e sotto le ruote, il bel centro della città. Ritrovata la giusta strada percorriamo altri 100 km diritti, piatti… anche piacevoli. Ciò che non si può certo dire di Mateszalka, cittadone termitaio dove l'ombra di un albero sembra cosa rara....poi, d'improvviso, due strade più in là, infiliamo un viale del secolo passato dove i platani aprono il loro verde ombrello riparandoci dal sole allo zenith; un'oasi. Nella "terra di nessuno", confine tra il termitaio e i platani, il cemento promette un'ora d'ombra proprio lì in quel bar. La sosta, la birra e le ciliegie comprate per strada ci alleviano le fatiche per quegli ultimi km che ci separano da un improbabile campeggio che ad ogni richiesta d'informazioni è sempre più lontano. Pernottiamo a Csenger, ultimo paese del nostro tratto ungherese; ci tuffiamo in un sostanziale pranzo… e domani sarà ROMANIA! ...CONTINUA. |