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5 luglio - 21 luglio 1994
ROMANIA
MARAMURES & BUCOVINA


Di Marco Zoffoli e Barbara Gori
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PROLOGO - GRECIA 1993

...... le lunghe salite , anche se non ripide, sono estenuanti; il vento ci è contrario e il caldo è soffocante (peggio di così!).
Siamo al termine del nostro tour in terra ellenica, manca qualche decina di km alla cittadina di Igoumenitsa e la soddisfazione, di aver ben concluso questo viaggio e questa vacanza, è tanta.
Barbara esclama: "Non ne posso più di tutto questo caldo! ...La prossima estate andremo in un luogo più fresco... in Romania!"
"Buon segno!" penso io, dato che si tratta del primo viaggio in bici un po' impegnativo che Barbara affronta.

Il nuovo film su Dracula ancora non era uscito ma già qualche rivista di turismo aveva pubblicato interessanti articoli sulla Romania e la Transilvania in particolare.
Incuriositi da quei luoghi dai quali, purtroppo, erano sempre e solamente arrivate notizie tristi, e soprattutto desiderosi di conoscere la gente di quelle regioni, i loro costumi e il loro modo di vivere, abbiamo cercato di trovare più materiale possibile al riguardo sfogliando le guide specializzate e di tanto in tanto raccogliendo notizie preziose dalle pubblicazioni turistiche e, perchè no, anche dalla cronaca giornalistica e televisiva.
Fra le riviste di turismo senz'altro ITINERARI & Luoghi (Fioratti Ed. - Milano) è quella che maggiormente ha contribuito alla pianificazione del nostro tour con un articolo apparso nel '93 proprio sul Maramures e Bucovina.
Abbiamo adattato alle biciclette l'itinerario che sulla rivista era affrontato in auto e naturalmente ridotto, valutando su una carta stradale tutte le possibili varianti di un viaggio ora più lungo ora più corto, a seconda delle difficoltà che avremmo potuto incontrare.
Importante considerare l'economicità di un viaggio in paesi dell'est Europa. La cifra da noi spesa nel territorio romeno nel periodo di 3 settimane resta sotto le 500.000 Lire a testa (nel '94), scomodità comprese (leggi racconto).
Le voci ascoltate qua e là riportavano scene di furti, aggressioni, miseria... e ciò ci ha influenzato molto, tanto da voler proporre il viaggio a compagni con mete simili anche per una maggiore sicurezza, quindi sono partiti anzitempo gli annunci sulle riviste di ciclismo e non.
Probabilmente la Romania non era ritenuta meta turistica ambita, di fatto poche persone hanno risposto ai nostri messaggi.

- Nino ci ha contattato e ci siamo incontrati un mese prima del viaggio per stabilire accordi e tempi.
Ma non disse nulla di un suo contatto epistolare con una fanciulla locale che abitava non distante dal nostro itinerario;
così quando arrivò a tiro partì per la "sua" meta.-

Il problema della sicurezza è una realtà anche in Italia (almeno per i furti), quindi non avemmo dovuto cambiare di molto le nostre buone abitudini.
Si è deciso comunque di evitare possibilmente le città dove sono più acuti i problemi legati alla situazione economica e sociale in cui versa la Romania.
Abbiamo pensato che le campagne fossero sotto tutti i punti di vista molto più tranquille; dopotutto il nostro itinerario passava proprio per campagne, monti e valli!
Con ciò non si è voluto chiudere gli occhi sulla triste situazione romena, anzi, il contatto tranquillo e progressivo con i romeni ci è stato di aiuto proprio per comprendere, in parte, le loro realtà e le loro esigenze.

Avevamo a disposizione 4 settimane e un ottimo punto di partenza in Ungheria presso dei parenti.
Abbiamo raggiunto Heves, 100 km dopo Budapest, in auto.....ed il resto è storia.



Marco, Barbara e Nino partono da Cesenatico con l'auto e raggiungono in giornata la cittadina di Heves -100 km oltre Budapest- ove risiede, per motivi di lavoro, la zia di Barbara.

Si lascia l'auto ed inizia il tour seguendo il programma di massima studiato a casa nei mesi precedenti.

Durante l'estate si sono svolti i Mondiali di Calcio '94 e, nel momento in cui si intraprende il giro, in Francia è partito il Tour e il nostro Pantani sta mettendosi in evidenza.

Marco e Barbara pedalano su biciclette ibride con coperture larghe e tassellate. Nino ha una bicicletta da corsa con coperture 20 -23 mm.
Bagaglio appresso nelle due borse posteriori, con tenda e sacchi a pelo.

Il giro percorso ha seguito il programma minimo preventivato, pur toccando le mete prefissate, scartando purtroppo la visita a zone interessanti - Putna, Bicaz, ecc.- vista l'imprevedibilità delle condizioni atmosferiche.

I km percorsi in bicicletta sono circa 1.400, con una media approssimativa, suddivisa per i giorni pedalati, di 100 km/giorno.

Abbiamo fatto riferimento ad una carta stradale in scala 1/1.000.000 e in molti casi nomi di paesi, luoghi, passi non erano segnalati così pure alcune strade e alcune distanze non erano riportate.

Non ci sono stati grossi problemi con la lingua romena dato che quest'ultima deriva dalla lingua latina (causa la dominazione del Sacro Romano Impero).
Dopo aver imparato i vocaboli più frequenti e mescolati ad un po' d'italiano e francese e a qualche nome di calciatore della nostra nazionale gli ostacoli di incomprensione si sono presto dissolti.
Al contrario la lingua ungherese (magiara) ci è parsa incomprensibile, data la matrice unica a se stessa. La disponibilità degli ungheresi a comprenderci con l'aiuto di altre lingue, nonché di gesti, è stata scarsa.

Il tempo meteo, diciamo con buona dose di ottimismo...DISCRETO.


Nino ha una bicicletta che non promette certo di portarlo molto lontano ma è ben supportato dal suo incosciente ottimismo. Abbiamo lasciato l'auto dalla zia di Barbara a Heves (c'è un'azienda che lavora per l'Italia), desolante cittadina magiara a poco più di un centinaio di km da Budapest, e salutati tutti quanti cominciamo a masticare quei 250 km che ci separano dal confine Romeno.
I "complimenti" alle divinità si sprecano quando mi si spacca un raggio della ruota dopo nemmeno 30 km di piatto asfalto. Sostituzione più rapida del previsto ma l'occhio corre più sulla ruota rimediata che sull'asfalto avanti.
La strada nella Puszta è un rettilineo infinito che attraversa una pianura a tratti assai interessante
- i laghi del Tisza, le paludi, la vegetazione e gli uccelli acquatici- ma anche di una monotonia sconcertante.
Hortobagy è un'accozzaglia di turisti in cerca di souvenir e schiocchi di frusta. Nicola invece è proprio un bell'incontro: ciclista svizzero solitario stracarico di roba e di sensazioni da raccontare raccolte nel suo giro -dalla Grecia su per i Balcani proponendosi un'incursione in Slovacchia e oltre-.
Debrecen, bella cittadina dal sapore austriaccheggiante -storicamente ovvio!- , un grande parco centrale con le terme e nello stesso parco il campeggio consigliatoci da Nicola.
Visto il prezzo prendiamo una stanza, anche per essere più rapidi nel partire il mattino dopo. La scelta si rivela azzeccata quando nel bel mezzo della serata si scatena un temporale che dura tutta la notte e che sarà il preludio di pioggia in terra romena. Al mattino non troviamo subito le indicazioni, scorre così sotto i nostri occhi, e sotto le ruote, il bel centro della città. Ritrovata la giusta strada percorriamo altri 100 km diritti, piatti… anche piacevoli. Ciò che non si può certo dire di Mateszalka, cittadone termitaio dove l'ombra di un albero sembra cosa rara....poi, d'improvviso, due strade più in là, infiliamo un viale del secolo passato dove i platani aprono il loro verde ombrello riparandoci dal sole allo zenith; un'oasi. Nella "terra di nessuno", confine tra il termitaio e i platani, il cemento promette un'ora d'ombra proprio lì in quel bar. La sosta, la birra e le ciliegie comprate per strada ci alleviano le fatiche per quegli ultimi km che ci separano da un improbabile campeggio che ad ogni richiesta d'informazioni è sempre più lontano. Pernottiamo a Csenger, ultimo paese del nostro tratto ungherese; ci tuffiamo in un sostanziale pranzo… e domani sarà ROMANIA! ...CONTINUA.



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