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Il deserto
Luglio 2001 , dopo mesi di preparativi, estenuanti allenamenti e notti insonni a studiare le carte, il sogno diventa realta'. Ad Antofagasta, , sulla costa dell'oceano Pacifico in Cile , ho l'appuntamento con la mia grande avventura.
Senza accorgermi mi trovo alle porte del deserto di Atacama ed sono subito sole, polvere e 150 chilometri di sabbia e sale, verso la laguna Chacka in pieno salar de Atacama .La notte i cristalli di sale e gesso sparsi sul terreno brillano di luce riflessa. Lasciate le case intonacate di fango e l'ombra degli alberi di pimento dell'omonima San Pedro, devo percorrere tutto l'estremo nord del Cile, attraversando il deserto piu' arido del mondo. Affacciato sul Pacifico, il deserto di Atacama mi mostra regioni dove negli ultimi dieci anni non e' caduto un solo millimetro di pioggia. Sono momenti particolari, questi, si crea un vuoto dentro lasciato dalla.partenza e non si ha ancora nulla per colmarlo. Davanti solo la strada , l'ansia per il futuro e la gioia dell'inizio. La sua desolazione e' affascinante, coinvolgente e solo dopo alcuni giorni la mia mente comincia ad abituarsi al suo silenzio e al suo vuoto. Fa' caldo, gli occhi mi bruciano per il sudore , per giorni non trovo acqua e questo mi costringe a 12 litri di scorta , che porta il peso della bici a piu' di 60 chilogrammi Per evitare l'asfalto della monotona Panamericana, percorro vecchie piste ormai abbandonate che collegano antiche miniere di salnitro, i cui scheletri di metallo che campeggiano nel deserto sono l'unica testimonianza di un'antica presenza in queste immense distese desertiche. . Le poche informazioni sulla direzione e sull'effettiva percorribilita' richiedono continuamente bussola e carta. Sono all'inizio del mio viaggio e ancora pieno di energie ,quindi gli interminabili chilometri di sabbia in cui affondo non mi creano preoccupazioni. E' difficile trovare un luogo tanto inospitale sul pianeta. I pochi villaggi che incontro, a distanze di oltre cento chilometri, mi accolgono con case di terra e polvere, unico riparo dopo una difficile giornata. IL caldo e' ossessivo, 30 -35 gradi, l'aria secca e sabbiosa mi prende alla gola e non vedo un albero all'orizzonte. L'unico compagno il sole, l'unico sollievo l'ombra della mia bicicletta, nella quale trovo riparo . Alterno lunghe giornate in questa infinita landa desolata e riarsa con alcuni tratti di asfalto, per collegare le piste e riposare le gambe. Sono stato cosi' concentrato nell'affrontare le prime fatiche e ad abituarmi mentalmente a questa nuova realta', che solo ora , seduto davanti alla tenda , mi rendo conto delle dimensioni di quanto ho iniziato. Di fronte il sole tramonta sulla terra rosso bruciato e sulle rocce sabbiate, scolpite per milioni di anni dal vento, inondando l'orizzonte di arancio e rosa. Gioia mista ad ansia mi pervadono e davanti ho ancora tanta strada. Raggiungo Arica , nell'estremo nord , al confine con il Peru', dove mi concedo un paio di giorni per riposarmi e preparare i nuovi materiali , perché da ora in poi mi dirigero' verso l'altipiano boliviano dando inizio alla seconda fase del mio progetto.
Verso il cielo
Da Arica al passo Tambo Quemado, sono 175 km che mi porteranno a 4600 metri di altitudine al confine con la Bolivia . Sono trascorsi 24 giorni di fatiche per attraversare il deserto di Atacama, che da solo vale un viaggio e ora tutto cambia : clima , paesaggio, tipo di fatica. Per la prima volta supero i 4000 metri, dopo cinque giorni di salita continua. Sono teso, mi chiedo come reagiro' alla fatica dell'altitudine nonostante mi sia preparato
accuratamente; ora non mi resta che concentrarmi, senza concedermi distrazioni. . Di notte, mentre fatico a riposarmi per il mal di testa, comincio a realizzare cosa mi riservera' l'altipiano boliviano . Una buca, uno scossone, quasi perdo l'equilibrio, disorientato mi rendo conto che sono ore che ho lo sguardo fisso sulla ruota anteriore che scorre sulla strada. La fatica a questa altitudine mi coinvolge tal punto da non lasciarmi pensare, concedendomi solo le sensazioni fisiche. Lo sforzo delle gambe , l'aria sulla faccia e cime innevate di oltre 6000 metri che si riflettono in lagune da favola. Trascorro alcuni giorni a pedalare ai piedi del vulcano Sajama ,la vetta boliviana piu' alta, incontrando isolati "pueblos" dove, senza luce e mezzi di trasporto, la partita di pallone al tramonto e' l'unico svago dalle difficoltà quotidiane.
Il lago Titicaca, una paradossale macchia blu schizzata in mezzo agli aridi territori dell'altipiano, mi mostra le sue acque color zaffiro e i suoi panorami mediterranei, che mi fanno sentire a casa per un'attimo. Per alcuni giorni costeggio il lago navigabile piu' alto del mondo, verso il confine con il Peru', per raggiungere una delle regioni piu' remote e difficili della Bolivia. .
La valle sconosciuta
Da Escoma parte una pista di 150 km che mi portera' nel piccolo villaggio coloniale di Pelechuco, stretto tra le alte vette della Cordillera Apolobamba. Sono il primo ciclista a percorrere questa pista, che scorre oltre i 4000 metri, tra i panorami superbi della catena montuosa piu' alta e imponente di tutte le Ande. E' una zona molto pericolosa per i frequenti atti di banditismo e mi costringe a fare molta attenzione, a cercare luoghi riparati e nascosti dove montare la tenda. Pedalo teso e concentrato, affrontando tormente di neve e venti fortissimi, superando continui passi oltre i 4600 mt.. Spesso, di mattino, la neve rende impossibile riconoscere la pista, avvolto tra la nebbia, in questo luogo cosi' lontano. Fa freddo, mi sento solo, piu' solo che mai in questa zona cosi desolata , selvaggia e pericolosa, ma eppure cosi' affascinante. Voglio conoscere alcuni villaggi dove ancora vivono i Kallahuaya, scimani discendenti dall'antica civilta' Tiahuanaco, che ancora ricorrono a pozioni di erbe e riti magici per guarire le
malattie. L'accoglienza spesso non e' delle piu' cortesi, sono popolazioni gelose delle loro antiche tradizioni e mi vedono come una minaccia alla loro intimita'. Il ricorso al massimo rispetto e alla massima umilta' risolve di solito situazioni potenzialmente pericolose e mi permette di ottenere, a volte, un tetto di lamiera, un "cafecito" per riscaldarmi e il sorriso curioso di qualche bambino. Cosi' mi ritrovo dopo 10 giorni nuovamente ad Escoma, stanco a ripulire bici e materiali dall'enorme quantita' di fango che mi ha ricoperto completamente. Sono euforico per il traguardo conseguito, mentre senza fatica mi dirigo verso la capitale. La Paz mi accoglie con le sue braccia di citta' moderna, in piena contraddizione con quanto vissuto fino ad ora. Qui posso riposarmi, gioire del successo appena conseguito e prepararmi alla salita dell' Huayna Potosi', che con i suoi 6088 metri e la sua imponente bellezza e' una tra le vette maggiori e piu' conosciute della Bolivia. Per la prima volta abbandono la mia bici, e, in cinque giorni , aggregato ad una spedizione americana, raggiungo la cima tra tormente ed abbondanti nevicate. E' l'una di notte, i -18° mi gelano gli occhi , solo la lampada frontale rischiara i miei passi che l'aria rarefatta rende uno sforzo estenuante. Cammino verso l'alba per ore come in un sogno, sentendo solo il battito accelerato del mio cuore, che aumenta con l'avvicinarsi della vetta. Ieri ero nel deserto piu' arido del mondo e ora sono oltre i 6000 metri . E' terribilmente eccitante, qui percepisco la vera dimensione del mondo, ma soprattutto la mia. Ma gia' i ghiacciai sono un ricordo, quando comincio a percorrere la pista verso Coroico, alle porte della foresta amazzonica.
La foresta
Dai 4700 mt di La Cumbre parte quella che e' considerata la pista piu' pericolosa al mondo. E' snervante pedalare su un sentiero non piu' largo di tre metri con a fianco strapiombi di oltre mille metri. Il fondo gia' sconnesso e ulteriormente rovinato dalle frequenti cascate, mi accompagna mentre mi insinuo nella giungla infuocata, altrimenti irraggiungibile. Col passare dei chilometri aumenta la temperatura, cosi' come la vegetazione che da ormai tanto tempo non mi teneva compagnia . Ora pedalo a 35°, con la bandana sulla bocca per ripararmi dalla polvere che ricopre la mia bici e si mischia al mio sudore . Scivolando lentamente verso la foresta, incontro le magiche atmosfere di villaggi di frontiera, popolati da cercatori d'oro, come Guanay e Rurenabaque, dove assaporo incantevoli tramonti sul Rio Beni. IL caldo e la polvere sono insopportabili, ma pedalare tra la vegetazione della foresta accompagnato dai suoi rumori e'un'emozione indescrivibile . Colorati pappagalli, scimmie, lucertole giganti mi danno il benvenuto. Eccomi in compagnia di Ariberto, una guida indigena con la quale ho deciso di raggiungere a piedi le fonti del rio Tuichi , lungo il quale vivono ancora delle popolazioni indigene. Da otto giorni cammino nel Parco Nacional Alto Madidi, uno dei tratti piu' selvaggi della foresta pluviale, con l' 80% di umidita', 35 ° e la sensazione di essere nel ventre della terra. La natura selvaggia mi sfiora con i suoi rami, sento il suo soffio caldo e umido sul viso, con gli occhi gonfi di sudore. Purtroppo la rottura del mio depuratore ci costringe ad attingere acqua all'interno di un tipo particolare di liana, che solo grazie alla mia guida riesco a riconoscere.Navighiamo in questo mare verde con tute le attenzioni del caso per evitare spiacevoli incontri con serpenti e giaguari, che per fortuna vediamo solo da lontano. Quasi provo un senso di abbandono, quando esco dal folto della vegetazione dopo tanti giorni per costruire una zattera con la quale ridiscendiamo il fiume. Un lento ritorno alla normalita', al mio viaggio. La strada mi porta di nuovo verso le alte e gelide distese dell'altipiano .
Ai confini del cielo
Da Oruro mi dirigo a sud- ovest su una pista che mi offre per tre giorni la peggiore delle "calaminas" , le tipiche ondulazioni prodotte dal passaggio dei fuoristrada. Alterno lunghi momenti di solitudine a caldi momenti di contatto
umano che lasciano dentro di me una profonda ambivalenza emotiva. Sono eccitato perche' tra pochi giorni raggiungero' il Salar de Coipasa, a nord del salar de Uyuni ,il lago salato piu' alto del pianeta. Il mio progetto prevede la difficile combinazione dei due, arrivando dalla pista del villaggio Chipaya. Umili capanne di fango circolari sono le tipiche abitazioni di questo solitario villaggio dove gli estranei non sono particolarmente graditi. Per ore cerco di instaurare un buon rapporto con un gruppo di giovani, vestiti con i tipici mantelli boliviani, dimostrandomi umile e bisognoso, ma soprattutto rispettoso delle loro tradizioni. Il risultato e' un'inaspettata ospitalita' in un magazzino di terra e acqua. Osservo curioso, ma non faccio domande evitando l'invadenza.
Quasi a ringraziarmi del rispetto , Juan, il giorno della partenza mi vuole spiegare come la gente dell'altipiano viva combattendo quotidianamente contro il vento, la siccita' , il freddo pungente e l'elevata altitudine. .Sono campesinos, allevatori che lavorano tutta una vita per strappare a questa terra la sola possibilita' di sopravvivere. Privi di ogni confort , non capiscono perche' io lasci le mie responsabilita' e il mio benessere per venire nelle loro terra. Capisco che il suo sguardo silenzioso mi interroga e che non capirebbe le mie motivazioni, cosi' la mia unica risposta e' una stretta di mano : in silenzio e sorridendo mi allontano spingendo la bicicletta. .Un foglio scarabocchiato in modo approssimativo dal mio amico, e' la mappa per trovare il passaggio tra la montagne per aggirare il salar attualmente allagato da piogge fuori stagione. Le poche indicazioni mettono a dura prova il mio senso dell'orientamento mentre affondo nel fango misto a sale per cercare la pista diretta a Llica. Conn le riserve d'acqua per solo un giorno, mi trovo costretto a un bivio. Decido….e solo il mattino seguente l'ansia si attenua, quando uscito da una profonda gola rocciosa mi trovo sul lato sud dal salar.
Il mare bianco
Di fronte a me 20.000 kmq di abbaglianti distese di sale , residuo di laghi preistorici che ricoprivano la zona oltre 10.000 anni fa'. Niente piu' foreste , niente piu' sabbia, ne' montagne. In posizione assolutamente isolata mi avvolge un paesaggio extraterrestre ,un immenso mare bianco. Chiamato l'autostrada piu' alta del mondo per il suo fondo piano e liscio, ora si presenta sotto le mie ruote come un'immensa distese di mattonelle esagonali alte piu' di quindici centimetri. Le forti piogge e il vento hanno reso il fondo cosi' sconnesso che mi permette solo 5/6 km l'ora e le terribili vibrazioni danneggiano, per fortuna non seriamente, alcune parti della bicicletta. Qua e la trovo specchi d'acqua che riflettono alla perfezione il cielo blu dell'altipiano mentre nel totale silenzio la mia mente si perde all'infinito. Niente punti di riferimento, solo emozioni accompagnate dallo scricchiolare dei cristalli di sale sotto le ruote. Procedo controllando costantemente bussola e cartina verso il centro del salar, per raggiungere l'isola del "Pescado" , un rilievo di rocce sovrannaturale, coperto di cactus. Dopo 240 km di bianco , vivo un ultimo contato con la gente, i suoi colori e gli sguardi dei bambini, cui spiego chi sono , da dove vengo e dove vado. Si' …. Ho ancora l'ultima e piu' difficile parte della mia avventura . La pista delle lagune, cosi' si chiama al mia prossima sfida che mi porta nella regione Los Lipez , un'enorme e desolata regione desertica,uno dei territori dalle condizioni piu' severe al mondo. Giunto al punto di controllo di Ch'iguana,dopo aver attraversato il piccolo salar omonimo, un gruppo di militari dall'aria impacciata mi fermano non soliti a vedere una bicicletta inoltrarsi in questi territori. In molti tentano di dissuadermi dalla mia idea,convinti dell'impossibilita' del progetto. Con il vulcano Ollague alla mia sinistra,mi dirigo a sud verso territori sempre piu' impervi e subito mi trovo a spingere su salite improponibili dal fondo troppo sconnesso. Attraverso paesaggi malinconici e,con un opprimente senso di solitudine,pedalo 8-9 ore al giorno su tratti impraticabili, contemplando la voce del silenzio e il battito del mio cuore. La disidratazione e la fatica a questa altitudine sono elevatissime e mi obbliga a pedalare con quindici litri di acqua da razionare. Le ruote affondano sempre di piu',mentre mi inoltro verso un vero deserto a 5000 metri circondato da cime innevate. All'improvviso mi trovo a terra e per la fatica tardo un'attimo a capire, le spalle mi fanno male…. sto spingendo da 19 km, la sabbia e il vento mi impediscono di pedalare e non ho un posto per ripararmi, vorrei fermarmi, ma l'unica alternativa e' spingere e andare avanti. Attraverso un vero paradiso di vulcani sbuffanti e lagune, la cui superficie assume i colori piu' diversi per le alghe e i minerali presenti . Assistere all'alba a 5200 metri quando le fumarole dei geyser di Sol de Magnana sono vivacizzate dall'aria ghiacciata e' uno degli spettacoli primordiali cui tutti dovrebbero assistere e da cui ho tratto la forza per continuare. In due giorni e con l'aiuto di un po' d'acqua donatami da un fuoristrada di una spedizione eccomi sulle rive della laguna Blanca per effettuare la salita al Vulcano Licancabur, che con i suoi 5900 metri, si affaccia sul Cile. Dalla cima vedo laggiu' , a due giorni di fatiche, il confine e la fine del mio viaggio. Sono veramente stanco, e questi ultimi giorni mettono a dura prova le mie spalle, la bici, ma soprattutto la mia volonta'. Non riesco a essere attratto da nulla,se non dall'idea di terminare questa sofferenza, fatico a mantenere la lucidita', ma ormai ci sono. Non provo gioia mentre varco il confine e comincio a scendere verso la costa, passando per San Pedro de Atacama. Pedalo ormai con impazienza per coprire gli ultimi 50 km, sono esausto, eppure sul lungo mare,dove tutto e' iniziato tre mesi fa' ,rallento, quasi non volessi terminare il mio cammino.……Capisco che viaggiare e conoscere chi non siamo e dove non viviamo, ci da' una visione piu' reale di noi stessi.. Domani non dovro' affrontare salite, raggiungere cime o attraversare deserti , e per un'attimo,penso di ricominciare . Poi, mentre sto per bere l'ultima volta dalla mia borraccia, un bambino mi ferma con la solita domanda "hola gringo! donde vas con tu bicilcleta?" Sorrido:"da nessuna parte.Torno a casa"
Che cosa ha fatto Il ciclista estremo Robino Daniele ha da poco portato a termine con successo la spedizione Salares Expedition. Con un'impresa in solitaria in MTB e in completa autosufficienza l'atleta astigiano, che ormai da anni colleziona imprese di questo genere, ha pedalato per tre mesi in zone climaticamente e morfologicamente diverse tra Cile Peru' e Bolivia. E' partito affrontando il caldo sulle piste del Deserto di Atacama. ,il più arido del mondo. Estremo lembo di terra affacciato sul Pacifico, tra i 14 e i 26 gradi di latitudine sud, presenta aree dove non è mai stato registrato un solo millimetro di pioggia. Difficile trovare luoghi tanto inospitali sul pianeta . In questa regione l'assenza totale di umidità impedisce qualunque trasformazione organica ,tutto diventa polvere Queste sono le zone usate dalla NASA per i collaudi dei materiali destinati alle esplorazioni di altri pianeti. Raggiunta Arica nel nord del Cile, e' salito dal livello del mare verso l'altipiano boliviano a 4600 mt slm. Definita l'Himalaya del sud America, questa regione ricorda il Tibet per i miraggi malinconici, le distese infinite e per l'opprimente senso di solitudine. Qui , circondato da cime che superano i 6000mt di altezza , Daniele ha percorso con la sua bicicletta le piste nelle aree piu'remote della regione e concluso l'ascensione ai 6088 metri del cerro Huayna Potosi. Per la prima volta un ciclista raggiunge il parco naturale di Ulla Ulla ai piedi della cordigliera Apolobamba, una lunga e pericolosa valle alla ricerca di villaggi aymara' per conoscere le pratiche magiche degli sciamani Kallahuaia. Durante lunghi giorni di fatiche sulle durissime piste altiplaniche ha raggiunto e attraversato in sequenza Il salar de Coipasa e il salar de Uyuni, ,il lago salato piu' alto del mondo . Infine i 200 chilometri oltre i 4500 metri della pista delle lagune, la piu' difficile e affascinante area boliviana dove e' stato raggiunto il campo base di Laguna Blanca per effettuare l'ascensione del vulcano Licancabur 5960 metri.. Un terzo della spedizione si e' svolta nella giungla del bacino boliviano della Foresta Amazzonica. Qui affrontando il caldo umido della foresta pluviale con una spedizione di 10 gg. e' stata raggiunta la fonte del rio Tuichi ,nel Parco dell'Alto Madidi, percorso poi con una zattera autocostruita. Le difficolta' maggiori sono state: l'altura , l'estremo alternarsi dei climi (il freddo : -20 sull'altipiano.....il caldo : .35° nella giungla) e le distanze che hanno costretto D.R. a un carico di 60 kg. Bicicletta compresa Come e quando La stagione migliore e' l'inverno australe (maggio settembre). Dopo il deserto offre temperature piu' calde, l'altipiano, con i suoi salares, si trova nella stagione della pioggia e risulta impraticabile. Anche la foresta si presenta come un pantano umido infestato da zanzare. La temperatura dei primi mesi, nelle zone interne dell'altopiano, puo' scendere di notte a meno venti. Cartine e orientamento Solo se si percorrono piste isolate nel deserto de Atacama e sull'altipiano puo' essere utile il GPS , in caso contrario e' sufficiente la bussola e una buona cartina. Fare affidamento cieco sulle informazioni dei locali puo' riservare brutti scherzi. Sembra infatti che il senso dello spazio e del tempo dei Boliviani sia un poco affidabile. Le cartine migliori per un'idea generale sono: Argentina,Cile ,Bolivia della FMB (1:4 000 000) e South America North West 081 della ITM. Per il Cile, Cile & Easter Island (1 : 2 000 000) E' sufficiente se si attraversa l'Atacama lungo le strade principali, per informazioni su piste secondarie non esistono carte ed e' fondamentale cercare con pazienza e parlare con anziani conoscitori del posto presso: Antofagasta ; Museo Arqueologico Universitad Catolica del norte. Iquique; Sernatur (Serrano 145 Oficina 303) In Bolivia si possono acquistare discrete cartine a La Paz presso L'instituto Geografico Militar e se si intende inoltrarsi nella sperduta zona sud occidentale delle lagune potrete trovare informazioni complementari presso una delle molte agenzie di viaggio che percorrono quelle zone con i fuoristrada delle spedizioni. La bicicletta e accessori In un paese come la Bolivia ricca di panorami mozzafiato, indispensabile un'ottima preparazione, la bicicletta e' il mezzo migliore per raggiungere luoghi remoti e antiche culture. Le strade sono prevalentemente sterrate e le piste a volte particolarmente difficili. Non ci sono problemi a caricare il proprio mezzo su Camiones e Bus pieni di gente e prodotti locali. La preparazione del mezzo deve essere accurata per affrontare le piste : predisporre un'autonomia d'acqua di almeno 10 litri ( ottime le sacche flosce della Ortlieb), copertoni larghi (piu' confortevoli e con meno rischio di forature) e un sistema frenante ottimo per le lunghe e ripidi discese e un sistema portaborse particolarmente robusto. Ovviamente una totale autonomia meccanica. Un depuratore per l'acqua e un fornello a benzina ( gas introvabile e non trasportabile in aereo) . Un saccoletto per l'alta quota vi garantira' un adeguato e necessario riposo. L'escursione termica altissima richiede un'abbigliamento tecnico contro la sudorazione, ma altamente protettivo. Dovreste aggiungere un gilet in piumino che vi da' il massimo calore al minimo peso. Salute UN viaggio in zone climaticamente e morfologicamente cosi' diverse e difficili richiede attenzione al proprio stato di salute. Nei dintorni di S. Pedro de Atacama non bere assolutamente acqua corrente e sull'altipiano depurare, oltre che con cloro e amuchina , con iodio efficace contro la giarda . Pedalare a oltre 4000 metri puo' accentuare il famoso "soroche" (mal di montagna) . Prevedere un buon l'acclimatamento senza fretta e con qualche pastiglia a base di paracetamolo, vi divertirete di piu' in seguito. A queste latitudini e altitudini un buon paio di occhiali vi eviteranno fastidiose congiuntiviti. Itinerario Consigliato Se si ha poco tempo a disposizione e si desidera conoscere gli aspetti piu' caratteristici del deserto e dell'altipiano il consiglio e': Recarsi a S. Pedro de Atacama da cui partono numerose escursioni che vi porteranno in affascinanti ma non lontani luoghi dove fare conoscenza con l'Atacama. La salita agli indimenticabili Geyser del Tatio a 4300 metri ( i piu' alti del mondo) vi permetteranno di abituarvi alle pedalate d'alta quota . In seguito la salita al confine boliviano vi portera' a decidere se affrontare la durissima ma stupenda pista delle lagune o raggiungere il salar de Uyuni con una strada piu' agevole , a est, e dedicarsi alla sua esplorazione, vivamente consigliata. Di qui recarsi a la Paz per il rientro . Libri
Materiali e ringraziamenti
Bicicletta rigida in alluminio, cambio xtr e ruote semislick fornita da SPECIALIZED Filosofia
"Non dovremmo smettere mai di esplorare,
e la fine di tutte le nostre esplorazioni deve essere arrivare dove siamo partiti
e vedere quel posto … per la prima volta"
Soltanto vedendo chi "non siamo" e dove "non viviamo" possiamo avere una coscienza piu' chiara della nostra realtà'. Le esperienze, le emozioni che vivo nelle mie avventure mi aiutano a vedere il mondo e me stesso in modo nuovo, piu' obiettivo e sereno e mi spingono a cercare ancora e ancora…. Solidarieta'
IL perche' del progetto Cieli Azzurri
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| Ermes Malvisi |