STATI UNITI - SETTEMBRE 1998
Non ricordo con precisione quale fatto, racconto o immagine, abbia scatenato in me e Lorella, la malsana idea di una ciclo-passeggiata nel Sud-Est statunitense.
Rammento, però l'iniziale ed oltremodo problematica fase di reperimento, di tutto quel materiale informativo, che ti dona l'illusoria sensazione di aver programmato "il viaggio perfetto".
Tutte quelle mappe, che ti infondono sicurezza, l'elenco dei motel suddivisi per zona, i numeri di telefono importanti.....
Ciarpame inutile, utopie. Palle!
I testi delle guide turistiche corrono alla velocità dell'automobile!
"Dal punto panoramico X, percorrere trecento chilometri verso Est per raggiungere l'attrattiva naturale Y".
No cazzo! A noi ciclofili, lumache su ruote, lombrichi a pedali con trenta chili di bagaglio, quei "300", interessano quanto, o più, dei graffiti rupestri o dei musei "etnologici".
Dobbiamo sapere se i fatidici "trecento" in questione, che separano queste meraviglie della natura, corrono nel vuoto assoluto. Se troviamo lungo la strada, un letto, un fienile o un campeggio.
Se qualcuno vende la pappa o dobbiamo bollire spine di cactus!
I suddetti 300 che in auto equivalgono alla durata di due nastri di Pavarotti ed uno di Masini, sgranocchiando porcherie al colesterolo, per chi pedala costituiscono una misura variabile e quantitativamente indefinibile.
Il ciclista può percorrerli tranquillamente in due giorni, sorridendo col fiorellino in bocca ed il cappellino di paglia, oppure è costretto a sputare sangue e sudore ingurgitando Gatorade ad ogni metro, per tre lunghi giorni d'inferno, con la bici che s'impenna ad ogni colpo di pedale, arrancando su salite al limite del reale.
Polpacci e quadricipiti, chiedono informazioni precise!
Vogliono sapere se tra il Passo "Duraf-Atic" a 2500 metri di quota ed il Colle "Sud Amolt" a 2550, la strada resta "più o meno" in piano, oppure se precipita per 2000 metri prendendoti "più o meno" per il culo!
Il famigerato opuscolo turistico, non sa che gli occhi intenti a leggerlo sono collegati, in qualche modo, ad un popò che poggia su di un sellino da bici. Non sa che a questo piccolo veicolo è vietato il transito nella stretta, lunga e buia galleria, posta sull'unica strada che collega il "Bryce Canyon" allo "Zion National Park" (la guida non sa che esistono "pirloturisti" con questi problemi).
Comunque, bando alle ciarle ed alle incazzature (in fondo chi ci ha detto di pedalare) e vediamo di raccontare qualche episodio del viaggio.
PREMESSA
Questo viaggio non è un evento a scopo promozionale... Non siamo sponsorizzati!
Tutto il materiale, bici comprese, è di marca Decathlon, per il semplice fatto che, il suddetto megastore dello sport, si trova nei pressi della nostra dimora.
Ad ogni modo, posso garantire che tutta l'attrezzatura si è rivelata solida ed efficiente, non avendo riscontrato alcun problema, in questo ed altri viaggi (se il sig. Decathlon dovesse trovare di suo gradimento il messaggio pubblicitario (... nemmeno troppo subliminale), si faccia vivo, posso studiare anche il jingle.... La prego).
I TRE TITANI - pensavano di essere in due
Nemmeno Lorella immaginava che al suo interno, a pochi centimetri dal fondello anatomico dei pantaloncini in lycra, le due cellule base di Alice, avessero iniziato a fondersi, sdoppiarsi, moltiplicarsi e crescere in modo esponenziale.
Tutto l'universo per Alice ebbe inizio con quella fortuita capocciata, sferrata da un microtopo sopravissuto, contro uno sferico e per lui enorme, monumento alla fertilità! Alice cominciava ad espandersi, crescere ed evolversi, nell'inconsapevole tentativo di divenire un essere concreto.
Si, c'era anche Alice e non lo sapevamo!
Nemmeno il farmaceutico e dotto esame eseguito prima della partenza ne era al corrente! Oppure ci ha bidonato mentendo consapevolmente?!
Ebbene si! Sul Grand Canyon, nella Monument Valley, sui 2700 di quel colle di cui non rammento il nome, seguitavamo a credere di essere in due.
Alice intanto germogliava, di mitosi in mitosi, farcendo Lorella.
Alice è cresciuta anche grazie a quei frugali spuntini, consumati ai bordi delle highway, tra il frastuono dei lucidi e giganteschi camion cromati o nei silenzi dei deserti!
Si è alimentata con le pantagrueliche abbuffate nei casinò di Las Vegas, dove "per un pugno di dollari", puoi provare l'ebbrezza dell'autodistruzione da delirio gastronomico, gustare pirotecniche deflagrazioni gastriche e punizioni epato-culinarie.
Dove fiumi di Cocacola sgorgano copiosamente, quasi gratis, da ciclopici distributori automatici e, l'italica sequenza logica, il tradizionale "Primosecondocontornofrutta", perde ogni significato e valore.
Qui si misura la vera potenza americana.
Nei piatti strabordanti di gusti e colori come tele di Kandinski. Veri monumenti alla smodatezza, imbibiti di salse imbustate e spudoratamente false nelle loro vantate origini. "Italian condiment", "French sauce", "Greek sauce".....Mah!
Grassi industriali, salumi petrolchimici, dolci in tecnicolor all'aspartame espanso! Lorella, convinta di essere sola, seguitava ad accusare codeste abominevoli delizie, di essere l'unica causa delle proprie quotidiane nausee!
Alice intanto cresceva!
Nella sua completa ed angelica ingenuità, Alice era ignara del fatto che in queste circostanze il fuso orario può sballare il ciclo mestruale. La mamma no! Lei masticava da molto tempo queste problematiche tutte femminili e, grazie a quest'ultimo appiglio psicologico, continuava ad essere sicura della propria solitudine. Perciò, mentendo a se stessa....Pedalava.
Probabilmente, l'unico ad aver intuito la clandestina presenza di Alice, fu il "ladro di Las Vegas", il quale, ligio al proprio ruolo, durante l'ultimo giorno del nostro viaggio, come tutte le mattine si mise al lavoro...
Si. Il losco e fantomatico individuo, sapendo che Lorella, ormai mamma, non avrebbe pedalato per lungo tempo, s'impossessò indebitamente delle bici. Senza rimorsi lasciò il venerando e consunto palo cui erano legate, nudo e spoglio come un vecchio tronco afflitto. Un totem alla sfiga!
Si, le nostre amate, ora sono la, sottomesse al culone di qualche grasso e flaccido yankee o tra le sode cosce di un negro stereomunito che pedala a ritmo rap!
Di qualunque colore sia il ciclista, spero che si schianti al più presto, contro la più grande e spigolosa slot machine della città e quindi sia sommerso irrimediabilmente, da una valanga di cent arrugginiti.
Troveranno i suoi resti tra mille anni, classificandolo come "'Homo Decathlon". Amen!
PREPARAZIONE AL VIAGGIO
Le due MTB, classiche, rigide ed acciaiose come solo le vere "small price" sanno essere, sono state così equipaggiate:
Cavalletto laterale, tanto pesante, quanto inutile e traditore. Gomme lisce ed anoressiche.
Non prevedendo trasferimenti notturni, l'impianto d'illuminazione è stato depredato: una bici con faro anteriore ed una con quello posteriore. Così, tanto per scaramanzia!
I soliti attrezzi indispensabili, sono stati integrati da tutte le chiavi possibili, camere d'aria, copertone pieghevole, viteria varia ecc.
Per l'imballo delle bici, durante i trasferimenti aerei e terrestri, utilizzo da alcuni anni, due borse in iuta (self made, very tamar-style), sporche e bucate.
Protezione offerta: insufficiente, comodità di trasporto: scarsa... Estetica... Deplorevole!
Il mio "destriero", è stato munito di un set composto da tre borse posteriori, molto grandi, ma macchinose nell'operazione di fissaggio. (Ci s'imbratta con la catena e si bestemmia un poco ogni mattina). Anteriormente, sul manubrio, una borsa rigida.
La bici di Lorella, monta due borse piccole ma discretamente comode e la tenda. Anteriormente un marsupio.
Grazie ad uno scientifico studio degli spazi ed alla sistematica ricerca di accessori funzionali, leggeri e microscopici, siamo riusciti a mantenere la pressione interna delle borse, sotto il limite dell'autoesplosione.
Il campeggio, contemplato in questo viaggio, solo come soluzione occasionale o per casi di necessità, ha comunque richiesto la presenza di una tenda igloo (circa tre chilogrammi), materassini gonfiabili (veri gioielli ciclospaziali da trecento grammi, richiudibili in un preservativo, costosi quanto delicati), sacchi a pelo caldissimi, pesanti meno di un chilo, piccoli come un rotolo di carta igienica.
Data l'elevata escursione termica tra il giorno (caldissimo) e le nottate (fredde), l'abbigliamento è risultato molto eterogeneo.
Giacche in pile antivento, magliette, calzoncini da ciclista, felpe, guanti invernali ed estivi, pantaloni tipo fouseaux (banditi jeans e camicie, troppe pesanti ed impegnativi).
Per la pioggia due semplici "simil K-way". ...CONTINUA.