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| IL WEST AMERICANO Pagina 5 |
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23 / 9 / 1999 - IL TERRITORIO NAVAJO
E' tutta la notte che piove, non uno di quei bei temporali allegri, veloci come una sveltina.
La pioggia cade stanca, ansiosa di lasciare le nubi, ma senza fretta di toccare il suolo. Il cielo è grigio e non sembra intenzionato a cambiare d'abito.
Alle ore nove partiamo, la strada è monotona, sale e scende in continuazione percorrendo un paesaggio insignificante ed intristito dal generale grigiore. Decine di chilometri
Dall'alto del precipizio il panorama è maestoso, la sottostante valle deserta, percorsa dall'unica strada che conduce alla mitica Monument Valley, si allarga e svanisce all'orizzonte. Tutto è tinto di colori caldi e solari.
Pochissime case solitarie, distanti dalla strada e da tutto, si alternano a carogne d'autoveicoli. Il terreno circostante, è tempestato di piccoli souvenir del consumismo sporcaccione: bottiglie, lattine, tappi policromi, spuntano come fiori dai magri pascoli.
Dopo la frugale cenetta "fai-da-te", riusciamo a farci un'orrorifico caffè nel piccolo store del camping, poco prima della chiusura, che avviene, come in tutti i grill, ristoranti e snack, molto presto. Dopo le ore venti si rischia di non mangiare. Alle ventuno si è tacciati di follia!
Oggi, giornata di riposo, sveglia alle otto, tranquilla colazione e visita, a bici scariche, alla Monument Valley.
Un percorso circolare in terra battuta e sabbioso, permette di osservare da vicino i gioielli naturali, si passa accanto ad incredibili torri e giganteschi parallelepipedi sprofondati in piedistalli di sabbia. Tutto immancabilmente rosso!
Al "dinner" del camping, ceniamo a base di "Navajo Taco", sorta di frittelle sepolte da una discarica di fagioli, chili, formaggio e cipolla. Un vero inno al bruciore di stomaco!
Gli altri clienti, sono tutti di razza indiana, obesi, molli, come qualsiasi americano medio. Si, perché negli USA, la vera uguaglianza tra culture, popoli e religioni, è più una questione "fisica" che sociale o morale.
Neri, bianchi, ispanici, orientali, indiani: differenti etnie, ma tutte simili ed unite sotto il vessillo della ciccia, accomunate dallo sproposito lipidico e dal grasso fraterno.
In fondo, che senso hanno le discordanze religiose o le questioni razziali in una popolazione Hamburger-dipendente? Questi sono i migliori presupposti per l'effettiva integrazione in una reale società multietnica!
Alle otto e trenta, i pedali roteano già di buona lena e, senza molta fatica, giungiamo a Kayenta, la prima vera cittadina incontrata dopo Las Vegas.
I chilometri percorsi, sono solo sessanta, ma la tappa è forzata, poiché al prossimo paese ne mancano altri centoventi.
Abbiamo già avuto modo di constatare che, all'interno della riserva indiana, i prezzi dei motel, sono più elevati e la qualità inferiore. Questo non fa eccezione, ottantacinque dollari per una stanzetta claustrofobica!
Dopo la veloce colazione al motel, ci dirigiamo verso il vicino passo e, superatolo,
Ripartiamo per Tuba City ed il vento si desta. La strada è larga e piuttosto trafficata, abbastanza noiosa. Sosta "on the road" per festeggiare, con Gatorade e noccioline, i mille chilometri percorsi.
Ormai conosciamo le cittadine, così TubaCity non ci deprime più di tanto. Distributori e Mac Donald's sovrastano in numero le abitazioni, impersonali e senza storia. Tutto sembra nato ieri e già in fase terminale. Raffermo!
Troviamo posto nell'ala di una scuola adibita a motel. L'aspetto è "statale" ma la stanza discreta, se non fosse per il vento polare che soffia dai bocchettoni del condizionatore centralizzato.
E' con estrema fatica, che alle sei e trenta del mattino, riusciamo a scollegare le palpebre dalla loro abituale sede notturna.
Tutto ciò che ha più di cinquanta, sessant'anni e si trova sul suolo statunitense, si assurge eufemisticamente il rango di "antichità" o "monumento storico" ed è venerato da orde di turisti locali.
Anche Cameron, un "antico" trading post datato 1910, rientra in questa regola. E' un luogo talmente turistico, che vale una sosta solo se realmente stanchi, assetati o per le discrete paste alla crema!
Iniziamo un'estenuante salita verso il Grand Canyon. Lungo la strada si trovano molti punti panoramici, con grandiose e dilatate visioni sul Little Colorado River, le bancarelle di artigianato locale sono una presenza costante e vale la pena fermarsi. I commercianti Hopi, non sono mai invadenti, puoi guardare con tranquillità senza sentirti obbligato all'acquisto.
La salita, si fa sempre più ardua ed in alcuni momenti siamo presi dallo sconforto. Crampi, calo di zuccheri, crisi di fame... Si, forse l'alimentazione quotidiana adottata sinora, non è delle più indicate alla performance!
Sdraiati a terra, distrutti, distanti pochi chilometri dalla meta, con le gambe ridotte allo stato vegetativo. Gesto folle... estraggo dalla borsa trenta centimetri di rigida salsiccia affumicata e tento di trapassarmi il costato per giungere al cuore...
A metà pomeriggio e dopo novantacinque chilometri, giungiamo al camping del Desert View, posto sul lato sud del Grand Canyon a circa duemiladuecento metri di quota. |